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Matteo Renzi, fiducia al Senato con “solo” 169 sì. Governo campa, non brinda…

Matteo Renzi, fiducia al Senato con "solo" 169 sì. Governo campa, non brinda...

Matteo Renzi in Senato (Foto LaPresse)

ROMA – Matteo Renzi ha ottenuto la fiducia con 169 sì su 308 votanti. I no sono stati 139 e solo uno si è astenuto. Solo 169 comunque i voti, un punteggio che non gli garantisce i numeri per governare al Senato con serenità e la certezza di portare avanti il programma politico proposto senza intoppi.

E  così dopo 11 ore di discussione e di voto Renzi incassa la fiducia al solo Senato, mentre il voto alla Camera dei deputati viene fissato per le 10 del 25 febbraio a Montecitorio.  Solo un 169 per il neo premier, che non batte il suo predecessore Enrico Letta. Anche Letta nominato da Napolitano, l’ex premier ottenne al Senato 173 voti, 4 in più di Renzi.

La votazione inizia allo scoccare della mezzanotte, dopo la replica dei capigruppo alla replica di Renzi. E all’occhio salta il botta e risposta, particolarmente vivace, con Vincenzo Santangelo del Movimento 5 stelle, che lo accusa di essere un “bugiardo”e annuncia la sfiducia a due ministri di Renzi ancor prima che la fiducia sia accordata.

Renzi parla, ascolta e poi a votazione iniziata lascia l’aula del Senato. Semplicemente se ne va, mentre è ancora in corso la chiamata al voto per i senatori. Chiamata al quale Maurizio Rossi, senatore di Per l’Italia, decide di seguire, non prendendo così parte al voto.

Appena 43 minuti e Pietro Grasso, presidente del Senato, annuncia l’esito di questa prima votazione. Renzi ce l’ha fatta: 169 sì, 8 punti in più di quella quota 161 che gli avrebbe concesso la fiducia. Il governo di Renzi entra così in carica a tutti gli effetti, salutato da un timido applauso della maggioranza, con alla presenza dei senatori i soli ministri Roberta Pinotti, Maria Elena Boschi e il sottosegretario Graziano Delrio.

Assenti al voto i senatori a vita Carlo Azeglio Ciampi, Elena Cattaneo e Renzo Piano, mentre i senatori a vita Mario Monti e Carlo Rubbia non solo hanno presenziato, ma hanno anche votato il proprio sì alla fiducia.

Bruciano a Renzi quei 169 sì. Niente “brindisi” per il neo premier, niente vittoria schiacciate, vittoria che avrebbe guadagnato superando i 176 voti. Questa la quota necessaria perché al primo dubbio di uno dei senatori di questa risicata maggioranza, che permette a Renzi di “campare” ma di mal lavorare e quindi non brindare, le sue proposte e le sue riforme potrebbero rimanere impantanate in un nulla di fatto.

 

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