Matteo Renzi, fiducia al Senato con “solo” 169 sì. Governo campa, non brinda…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 febbraio 2014 0:45 | Ultimo aggiornamento: 25 febbraio 2014 2:10
Matteo Renzi, fiducia al Senato con "solo" 169 sì. Governo campa, non brinda...

Matteo Renzi in Senato (Foto LaPresse)

ROMA – Matteo Renzi ha ottenuto la fiducia con 169 sì su 308 votanti. I no sono stati 139 e solo uno si è astenuto. Solo 169 comunque i voti, un punteggio che non gli garantisce i numeri per governare al Senato con serenità e la certezza di portare avanti il programma politico proposto senza intoppi.

E  così dopo 11 ore di discussione e di voto Renzi incassa la fiducia al solo Senato, mentre il voto alla Camera dei deputati viene fissato per le 10 del 25 febbraio a Montecitorio.  Solo un 169 per il neo premier, che non batte il suo predecessore Enrico Letta. Anche Letta nominato da Napolitano, l’ex premier ottenne al Senato 173 voti, 4 in più di Renzi.

La votazione inizia allo scoccare della mezzanotte, dopo la replica dei capigruppo alla replica di Renzi. E all’occhio salta il botta e risposta, particolarmente vivace, con Vincenzo Santangelo del Movimento 5 stelle, che lo accusa di essere un “bugiardo”e annuncia la sfiducia a due ministri di Renzi ancor prima che la fiducia sia accordata.

Renzi parla, ascolta e poi a votazione iniziata lascia l’aula del Senato. Semplicemente se ne va, mentre è ancora in corso la chiamata al voto per i senatori. Chiamata al quale Maurizio Rossi, senatore di Per l’Italia, decide di seguire, non prendendo così parte al voto.

Appena 43 minuti e Pietro Grasso, presidente del Senato, annuncia l’esito di questa prima votazione. Renzi ce l’ha fatta: 169 sì, 8 punti in più di quella quota 161 che gli avrebbe concesso la fiducia. Il governo di Renzi entra così in carica a tutti gli effetti, salutato da un timido applauso della maggioranza, con alla presenza dei senatori i soli ministri Roberta Pinotti, Maria Elena Boschi e il sottosegretario Graziano Delrio.

Assenti al voto i senatori a vita Carlo Azeglio Ciampi, Elena Cattaneo e Renzo Piano, mentre i senatori a vita Mario Monti e Carlo Rubbia non solo hanno presenziato, ma hanno anche votato il proprio sì alla fiducia.

Bruciano a Renzi quei 169 sì. Niente “brindisi” per il neo premier, niente vittoria schiacciate, vittoria che avrebbe guadagnato superando i 176 voti. Questa la quota necessaria perché al primo dubbio di uno dei senatori di questa risicata maggioranza, che permette a Renzi di “campare” ma di mal lavorare e quindi non brindare, le sue proposte e le sue riforme potrebbero rimanere impantanate in un nulla di fatto.