Matteo Salvini/ E’ bufera sul video-sfottò contro i napoletani del deputato della Lega Nord. Le opposizioni chiedono le dimissioni, Bossi e La Russa minimizzano, Alessandra Mussolini contrattacca con un “rap napoletano”. Salvini alla fine si dimette dal parlamento italiano, ma solo per andare a Strasburgo

Pubblicato il 7 Luglio 2009 17:57 | Ultimo aggiornamento: 7 Luglio 2009 20:48

Il neoeletto europarlamentare leghista Matteo Salvini, già noto per aver proposto a Milano vagoni della metro separati per gli extracomunitari, torna a far parlare di sé con un video, che sta spopolando su internet, in cui viene ritratto mentre intona un famoso coro da stadio contro i napoletani durante una festa a Pontida

Se Salvini si è giustificato, liquidando l’episodio come «goliardico» e affermando che «non c’entra nulla con la politica e non c’entra nulla nemmeno col razzismo», Pd, Italia dei Valori e Udc si sono trovati uniti nel condannare il gesto e nel chiedere le dimissioni del deputato del Carroccio. Per tutta risposta Salvini si è dimesso, ma solo da deputato del parlamento italiano. Lui dice che «non c’entra la polemica sui cori», ma è solo «una questione di burocrazia perchè la scadenza per optare per Strasburgo è proprio oggi».

In giornata, intanto, dalla maggioranza sono arrivate reazioni comprensive e talvolta altrettanto goliardiche. «Sono tutte stronzate… –  ha detto il leader leghista Umberto Bossi – Dovrebbero chiedergli le dimissioni perché canta male…». A sminuire il gesto si è anche aggiunto il ministro della Difesa Ignazio La Russa che ha affermato: «Io non amo questi cori neanche allo stadio e fuori mi sembrano una leggerezza. Penso che Salvini si dovrebbe scusare. Non crocifiggiamolo, ma dica che era una goliardata e si scusi. Cosa sarebbe successo se parlamentari napoletani dell Pdl avessero intonato, contro ‘noi milanesi’: ‘Milano in fiamme! Milano in fiamme!’? ».

Ma la reazione più “folkloristica” è stata sicuramente quella del “napolitan rap” di Alessandra Mussolini con tanto di traduzione in “padano”: «Ue’ Mattè/ ma comme fa uno comma te/ a capì Napoli e i napoletane/ che simme i meglio do munn/ Ue’ Mattè/ Tu si curioso, puort ‘o recchino e si’ nu meriuse/ sciacquate a vocca primma ‘e parlà/ si nu pezzent e nun ce scuccià!».