Matteo Salvini: “L’euro non è irreversibile. Immigrazione? Seguo il modello australiano”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 agosto 2018 19:57 | Ultimo aggiornamento: 4 agosto 2018 19:57
Matteo Salvini: "L'euro non è irreversibile. Immigrazione? Seguo il modello australiano" (foto Ansa)

Matteo Salvini: “L’euro non è irreversibile. Immigrazione? Seguo il modello australiano” (foto Ansa)

ROMA – In una lunga intervista al Foglio, Matteo Salvini, a tutto campo, ha parlato dei vari temi di governo. Tra i temi toccati l’Europa (L’euro e Schengen non sono irreversibili”), l’economia (“Il tre per cento? Prima dei parametri viene la crescita”), i mercati (“La sfiducia sui mercati? Cambiare genera dubbi”), la Rai (“La Rai? O canone o pubblicità”) e la politica sui migranti (“L’immigrazione? Seguo il modello australiano”).

Ecco [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]  gli stralci dell’intervista riportati da Il Foglio:

Senta, lei ha un problema in casa molto grosso. Il 5 settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari, è attesa la decisione del tribunale del Riesame di Genova. Come intende far fronte alla sentenza che prescrive alla Lega di restituire 49 milioni di euro? “Non so, ci inventeremo una mega lotteria per raccogliere soldi che non ho mai visto e mai vedrò nel corso della mia intera esistenza. Confidiamo in una giustizia giusta che non chieda a me e alla Lega di rispondere di eventuali – sottolineo eventuali giacché non esiste una sentenza definitiva – errori, reati od omissioni risalenti a dieci anni fa. Se, come mi spiegano gli avvocati, si contesta l’impiego erroneo di tre o quattrocentomila euro, allora questi te li ridò. Ma come faccio a darti cinquanta milioni di euro che non vedrò mai?”. Dunque, in assenza di una sentenza definitiva di colpevolezza, ognuno di noi va considerato innocente? “Fino a prova contraria, sì. Ho visto che c’è stato un solo precedente di confisca preventiva senza una condanna passata in giudicato: è successo in Turchia. Mi piacerebbe vivere in un paese più evoluto”.

Andiamo al suo tema forte: l’immigrazione. Lei twitta ogni giorno, anzi ogni ora, i dati sulle presenze straniere in Italia… All’improvviso gli occhi del ministro s’illuminano: afferra il cellulare e comincia a sciorinare una sfilza di numeri. “Se volete, vi do anche le ultimissime cifre, le più aggiornate, su ghanesi, malesi, nigeriani… Siamo a circa 75 mila arrivi in meno rispetto allo scorso anno ma la strada è ancora lunga”. Lei sbandiera, giustamente, i risultati positivi ma sa bene che l’uomo dello u-turn in materia di flussi, l’artefice del sistema che ha reso possibile il massiccio calo degli sbarchi (meno 80 per cento rispetto a giugno 2017) si chiama Marco Minniti. “Il rapporto con la Libia lo ha impostato lui, è vero”. Esiste però una differenza di stile: Minniti predilige il lavorio discreto, lei ingaggia un braccio di ferro su ogni barcone. “A me piace raccontare quello che faccio perché sono un dipendente pubblico. Ritengo giusto informare chi mi paga lo stipendio di come riempio la mia giornata sul fronte mafia, droga, immigrazione”.