Matteo Salvini, il Senato dice no al processo per il caso della nave Diciotti

di Dini Casali
Pubblicato il 20 marzo 2019 13:40 | Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2019 13:40
Matteo Salvini, il Senato dice no al processo per il caso della nave Diciotti

Matteo Salvini, il Senato dice no al processo per il caso della nave Diciotti

ROMA – L’Aula del Senato nega l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini sul caso della nave Diciotti e il suo carico di profughi cui negò l’attracco nei porti italiani. Anche se i risultati sono parziali (il regolamento consente di votare fino alle 19 quando si chiude la seduta) il numero dei contrari al processo ha già raggiunto la maggioranza.

Alla dichiarazione di voto del senatore M5s Mario Giarrusso che ha annunciato il no del Movimento all’autorizzazione a procedere al ministro dell’interno Matteo Salvini, sono seguiti gli applausi del vicepremier e degli altri senatori della Lega, in piedi. Contemporaneamente i senatori di Pd e Leu hanno urlato: “Vergogna vergogna”. Sul palco riservato al governo spiccava l’assenza dei ministri M5S, con la sola eccezione di Riccardo Fraccaro, ministro dei rapporti con il parlamento.

“La mia relazione ha ottenuto 232 voti favorevoli”, ha dichiarato il presidente della Giunta per le immunità Maurizio Gasparri scendendo in sala stampa subito dopo la votazione. Si tratta, fa notare, “di un numero ben superiore ai 160 necessari”.

E domani tocca a Toninelli, quando ancora in Senato si voterà la mozione di sfiducia presentata dal Pd: il ministro delle Infrastrutture non potrà che beneficiare del clima oggi disteso tra Lega e M5S. Solo nel caso, remoto, che oggi Salvini fosse andato sotto, si poteva immaginare una ritorsione leghista.

Nonostante la minaccia di espulsione di Di Maio, la grillina dissidente Paola Nugnes ha votato sì: “I diritti umani sono la base di pace e giustizia nel mondo, e sono superiori a ogni altra norma, e non possono essere compressi neanche un poco: quelli della Diciotti sono stati compressi, diritti di soggetti fragili e in condizioni psico-fisiche precarie. A mio giudizio ciò non ha comportato il rispetto di un interesse nazionale”. (fonte Ansa)