Mediaset, Berlusconi stoppa i falchi Pdl ma “incalziamo su Imu e Iva”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 11 Luglio 2013 9:49 | Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2013 9:55
Mediaset, vertice notturno Pdl. B. stoppa i falchi ma "incalziamo su Imu e Iva"

Mediaset, vertice notturno Pdl. Berlusconi stoppa i falchi ma “incalziamo su Imu e Iva”

ROMA – Dopo una giornata di paralisi, sotto scacco del Pdl che ha chiesto e ottenuto il blocco dei lavori delle Camere in seguito la decisione della Cassazione di fissare per il prossimo 30 luglio l’udienza del processo Mediaset, Silvio Berlusconi convoca i big del partito e stoppa i falchi del Pdl. “Non sarò io a far cascare il governo Letta”, ha detto ai suoi spingendo per una linea soft pur non esitando a denunciare l’aggressione giudiziaria nei suoi confronti e invitando però a scindere i due piani: governo e questioni processuali.

Nessuna rottura dunque anche se da ora in avanti il Pdl inizierà ad incalzare sempre più gli alleati sui provvedimenti a partire da Imu e Iva che ancora non soddisfano l’ex capo del governo. Temi sui quali le larghe intese, finora, hanno prodotto solo rinvii e non soluzioni proprio perché le posizioni non convergono. Non è poi escluso che Berlusconi decida di convocare gli organismi di partito per un ulteriore approfondimento della situazione.

Del resto, sostenere questo governo è l’unica alternativa, è il ragionamento, specie dopo i segnali giunti dal Quirinale e da Palazzo Chigi. Ma certo il Pdl non resterà con le mani in mano fino alla temuta sentenza. Anche se il collegio difensivo punta a dilazionare i tempi e ottenere un rinvio della decisione della Suprema Corte. Intanto, è difficile tenere a bada le fibrillazioni interne al partito, con chi vorrebbe tornare quanto prima alle urne e chi, invece, spinge perché il governo vada avanti e realizzi gli impegni assunti.

Ed è questa seconda spinta a prevalere nel disegno strategico di Berlusconi: Letta può proseguire il suo lavoro, ma in qualità di “sorvegliato speciale del Pdl”. Prossimo scontro atteso sul fronte fisco. Ma la guerra si annuncia più subdola di quel che sembra: Berlusconi, infatti, non intende passare un’altra volta per quello che ha staccato la spina. Verrebbe meno il suo ruolo di vittima della magistratura politicizzata. Punta piuttosto ad insinuare la discordia negli alleati del Pd già fortemente dilaniati al proprio interno.

Ma che succederà in caso di condanna? Le ipotesi in campo restano tutte: dalla possibilità di tenere una manifestazione nazionale (le mobilitazioni locali dovrebbero partire a breve), alle dimissioni di massa in caso di condanna. Nel corso del vertice Pdl c’è poi anche chi avrebbe suggerito come ulteriore via d’uscita quella di chiedere la grazia al presidente della Repubblica.

Intanto però è stata accesa la miccia in casa Pd, dove crescono i malumori verso le larghe intese. L’ok allo stop per un giorno, che ha causato la bagarre in Aula con il Movimento 5 Stelle, ha spaccato ulteriormente i democratici. Con i renziani già partiti all’attacco: “Gli elettori non capiscono”. E l’altolà del segretario Epifani:  “A furia di tirare, la corda può spezzarsi”.