Migranti, flotta ong sfida Salvini: dopo pasticcio Mediterranea tra Italia e Malta, la Sea Eye ne salva altri 65

di Daniela Lauria
Pubblicato il 5 Luglio 2019 14:15 | Ultimo aggiornamento: 5 Luglio 2019 19:02
Migranti, flotta ong sfida Salvini: dopo pasticcio Mediterranea tra Italia e Malta, la Sea Eye ne salva altri 65

Migranti, flotta ong sfida Salvini: dopo pasticcio Mediterranea tra Italia e Malta, la Sea Eye ne salva altri 65

ROMA – Gran pasticcio nel Mar Mediterraneo. Mentre si districa a fatica la vicenda dei naufraghi salvati dalla ong Mediterranea e caricati sul veliero Alex, con il giallo dello scambio di migranti tra Italia e Malta, ecco che un nuovo salvataggio complica le cose. Un’altra nave, la Alan Kurdi della ong tedesca Sea Eye ha tratto in salvo altri 65 migranti al largo della Libia a bordo di un gommone. Ora è in attesa di una risposta da Malta, Roma e Tripoli, mentre da Berlino chiedono un porto sicuro per la nave.

Il gommone, si legge sui media tedeschi, è stato raggiunto nelle prime ore di venerdì mattina. “Le persone a bordo hanno avuto una fortuna incredibile a esser state trovate”, ha detto Gorden Isler, responsabile della Alan Kurdi, che prende il nome dal bambino siriano ritrovato cadavere e riverso su una spiaggia turca nel 2015, la cui foto fece il giro del mondo.

Il gommone con a bordo i migranti, ha spiegato la ong, aveva un motore funzionante e sufficiente carburante, ma gli occupanti non avevano a disposizione telefoni satellitari o Gps. “Senza alcuna conoscenza nautica né telefoni, il loro destino era segnato”, ha aggiunto Isler.

Il tutto mentre va in scena un altro grottesco tira e molla tra i governi italiano e maltese e la ong Mediterranea. Ad annunciare la disponibilità a prendere i migranti è stata La Valletta che però ha parlato di un accordo secondo il quale l’Italia ne accoglierà in cambio altri 55, già presenti sull’Isola.

In seguito però è la stessa ong a specificare che non ci sarebbero navi in arrivo da Malta per prelevarli e lancia un allarme: “E’ urgente farli sbarcare, le loro condizioni si stanno deteriorando”. “Purtroppo non c’è nessuna nave delle forze armate in arrivo da Malta per trasbordare e prendersi in carico le 54 persone che sono a bordo del nostro veliero”, ha spiegato la portavoce di Mediterranea, Alessandra Sciurba. L’accordo sarebbe stato smentito proprio da Roma: “Il nostro capo missione – prosegue – ha appena parlato con il Centro di coordinamento dei soccorsi di Roma il cui responsabile ha affermato che non c’è alcuna intenzione di organizzare il trasferimento con mezzi militari maltesi o italiani”.

Alle 4 di questa mattina la barca Alex era arrivata a 12 miglia da Lampedusa ma la ong è stata raggiunta da un decreto del ministero dell’Interno che le vietava l’attracco sull’isola. Da parte sua Mediterranea ha spiegato anche che l’imbarcazione non era in grado raggiungere Malta perché “ci vogliono almeno undici ore di navigazione”. “Veniteli a prendere”, ha chiesto Sciurba.

In mezzo è intervenuta anche la Open Arms della organizzazione spagnola Proactiva, che è salita a bordo del veliero Alex per prestare assistenza medica ai naufraghi. “Abbiamo offerto la nostra imbarcazione per accompagnarli a Malta. Malta ci ha risposto che il porto per noi è chiuso per motivi politici. La Spagna tace”, ha poi fatto sapere in un tweet Open Arms.

Insomma, è in atto una vera e propria sfida alla politica dei porti chiusi del ministro dell’Interno Matteo Salvini, con ben tre navi Ong schierate nel Mediterraneo. E con l’aumento delle partenze di barconi e gommoni dalla Libia in fiamme. Si prospetta un’estate all’insegna dei bracci di ferro.

La prima nave di Mediterranea, la Mare Jonio, si trova ancora sotto sequestro al porto di Licata. La ong ha quindi fatto partire martedì scorso il veliero Alex & co, una barca civile battente bandiera italiana, “attrezzata non per attività di search and rescue ma solo per offrire un primo soccorso laddove venissero intercettati naufraghi in pericolo”. Ed è proprio quello che è successo ieri: la Alex ha salvato 45 migranti in difficoltà ed ora si trova vicino a Lampedusa in attesa di un ok allo sbarco. Con lei c’è anche la Open arms – bandiera spagnola – già protagonista nei mesi scorsi di salvataggi e polemiche. E c’è poi la Alan Kurdi – bandiera tedesca – protagonista oggi di un intervento di soccorso in zona sar libica.

Il giorno dell’arresto della capitana della Sea Watch 3 Carola Rackete, Matteo Salvini era stato chiaro e minaccioso: “Ong avvisate, mezze salvate: maxi multa, sequestro dell’imbarcazione, divieto dell’ingresso nelle acque territoriali e – in caso di disubbidienza – arresto”. Poi la decisione del gip di Agrigento che non ha convalidato l’arresto di Carola ha dato nuovo vigore alle ong che in questi giorni sono in piena attività nel Mediterraneo centrale. Prevedibile altro lavoro per procure e governi. (Fonte: Ansa)