Migranti, Guardia Costiera ferma nave Ong. Indagine su contatti scafisti. No al codice perché…

di Lucio Fero
Pubblicato il 2 agosto 2017 10:56 | Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2017 10:56
Migranti, Guardia Costiera ferma nave Ong. Indagine su contatti scafisti. No al codice perché...

Migranti, Guardia Costiera ferma nave Ong. Indagine su contatti scafisti. No al codice perché…/

ROMA – Migranti, Guardia Costiera italiana ha bloccato e condotto in porto una nave di una Ong. Una Ong tra le molte che non hanno accettato il codice di comportamento in mare elaborato e proposto dallo Stato italiano. Quello Stato sul cui territorio le navi delle Ong scaricano i migranti raccolti in mare lasciando che il peso dell’accoglienza e dell’aiuto umanitario ricada tutto sull’Italia appunto.

L’azione delle forze dell’ordine italiane ha certamente il significato di un monito alle Ong. Un monito il cui senso è: non potete più fare come vi pare, il rifiuto a stare alle regole proposte comporta per le vostre navi uno status di sospetti. Quindi lo Stato italiano vi controllerà, controllerà le vostre navi, i vostri movimenti. E se necessario vi ostacolerà.

Un monito a che le Ong smettano di pensare che lo Stato italiano sia burro fuso e l’Italia terra franca. Un monito, ma non solo un monito. Forse di più: La Stampa ipotizza che la messa in pratica di controlli in mare e blocchi in porto di navi Ong serva anche ad indagare con più concretezza su una ipotesi investigativa aperta da tempo d alcune Procure: quella di contatti e intese tra navi Ong che raccolgono in mare e battelli di scafisti che in mare mettono i migranti.

Con qualche esagerazione è stata coniata la formula “navi Ong taxi dei migranti”. Taxi forse no, ma l’ipotesi di appuntamenti concordati a poche miglia dalla costa libica tra navi che raccolgono e scafisti che portano questa sì è apparsa plausibile. E sorretta anche dalla circostanza di salvataggi in mare sempre più contigui alla costa. E dal conseguente uso da parte dei trafficanti di merce umana di battelli sempre più fatiscenti, servono infatti a galleggiare per poche miglia.

Insomma un aiuto di fatto da parte delle Ong agli scafisti e al traffico di umani. Un aiuto che parte con intenti senza dubbi umanitari ma che poi una ideologia (rivendicata ed esposta con la formula “più navi, meno regole”) anti statuale e anti governativa trasforma in una sorta di concorso neanche tanto esterno alla tratta di esseri umani.

C’è anche questo dietro il rifiuto da parte di molte Ong a sottoscrivere il codice di comportamento voluto dal governo italiano. Dietro e dentro quel no delle Ong c’è il tabù culturale (comprensibile ma pur sempre tabù) di non volere polizia a bordo e quindi di non voler riconoscere alcun ruolo e autorità a nessun governo. Ma c’è anche il meno, molto meno nobile e comprensibile e soprattutto l’inaccettabile rifiuto alla regola del codice che vieta ed esclude appuntamenti in mare tra navi Ong e imbarcazioni degli scafisti.

Bloccarne una di navi Ong che considerano la loro missione e legge superiori e supreme rispetto ad ogni legge non basterà ad educarne cento. Però quella nave bloccata segnale inequivocabilmente alle Ong che è finito il tempo in cui la loro legge e la loro ideologia la dettavano in mare e la scaricavano nei porti italiani lavandosene le mani delle conseguenze dall’alto di una sorta di invulnerabilità umanitaria.