Migranti, Marina Militare italiana ne salva 36 su un barcone. Ira di Salvini: chiude i porti anche a loro

di Daniela Lauria
Pubblicato il 9 maggio 2019 18:37 | Ultimo aggiornamento: 9 maggio 2019 21:11
Migranti, Marina Militare italiana ne salva 36 su un barcone. Ira di Salvini: chiude i porti anche a loro

Migranti, Marina Militare italiana ne salva 36 su un barcone. Ira di Salvini: chiude i porti anche a loro

ROMA – La Marina Militare italiana salva 36 migranti da un barcone che stava per affondare a 75 km dalle coste libiche. La Mare Jonio, ne soccorre altri 30 tra cui cinque minori e due donne incinte e Matteo Salvini chiude i porti non solo alle navi delle Ong ma anche ai militari. Ma il ministro dell’Interno Matteo Salvini non fa differenza tra ong e militari, sbatte la porta in faccia a entrambi. “Io porti non ne do“, ha ribadito a Pesaro, chiedendo immediati chiarimenti: “Perché in acque libiche? Peraltro pattugliate dalla guardia costiera libica che ieri in pieno ramadan ha soccorso salvato e portato indietro più di 200 immigrati. O si lavora tutti nella stessa direzione o non può esserci un ministro dell’Interno che chiude i porti e qualcun altro che raccoglie i migranti. E’ vero che bisogna chiarire alcune vicende all’interno del governo”. La diretta interessata, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, non raccoglie la provocazione, limitandosi a far trapelare di riporre la “massima fiducia” nell’operato della Marina.

La Marina italiana ha quindi chiarito di aver soccorso un barcone che “imbarcava acqua e quindi era in procinto di affondare”, con le persone a bordo, “prive di salvagenti”, che “erano in imminente pericolo di vita”. Il soccorso è stato effettuato da nave Cigala Fulgosi che “in aderenza alle stringenti normative nazionali ed internazionali” ha recuperato 36 persone di cui 2 donne e 8 bambini.

La nave Cigala Fulgosi, tra l’altro, fa parte del dispositivo “Mare Sicuro”, missione voluta da Governo e Parlamento e finalizzata a proteggere gli interessi italiani nel Mediterraneo centrale. Attualmente il pattugliatore, dice la forza armata, “sta conducendo attività di presenza, sorveglianza e deterrenza, anche in ragione all’attuale situazione di sicurezza presente in Libia”. In particolare il compito di nave Cigala Fulgosi è quello di proteggere a distanza nave Capri, anch’essa parte di Mare Sicuro che si trova ormeggiata nel porto di Tripoli dove fornisce assistenza tecnico-logistica ai mezzi della Marina militare e della Guardia Costiera libica”.

Altri compiti assegnati alla nave sono la “salvaguardia del personale italiano presente a Tripoli” e quello delle “piattaforme estrattive dell’Eni al largo delle coste libiche”. Mentre era impegnato in queste attività, sostiene ancora la Marina, il pattugliatore ha intercettato la piccola imbarcazione con a bordo i 36 migranti, che era in procinto di affondare. I soccorsi sono scattati immediatamente “in aderenza alle stringenti normative nazionali ed internazionali” e in queste ore “è in atto la verifica delle condizioni di salute e delle relative identità” delle persone soccorse, “in stretto coordinamento con le competenti autorità nazionali”.

Alla fine lo stesso Salvini è costretto a smorzare quando ribadisce il suo no alla concessione di un porto per la Mare Jonio: “Un conto è la nave dei centri sociali – dice – e un conto è una nave della Marina, che attraverso il suo ministro di riferimento si assumerà le proprie responsabilità”.

“Siamo al colmo”, ha commentato Pietro Bartolo, medico di Lampedusa e candidato alle europee nelle liste Pd-Siamo Europei. “Salvini vuole chiudere i porti anche alle navi della Marina militare italiana, la cui colpa è quella di svolgere con competenza e professionalità il proprio lavoro. Pur di raccattare qualche like si vuole costringere un equipaggio a vagabondare nel Mediterraneo. Ma questa politica dell’odio non rappresenta la nostra gente”.