Milanese: “Qualcuno nell’opposizione voleva politicizzare il mio caso”

Pubblicato il 22 Settembre 2011 18:36 | Ultimo aggiornamento: 22 Settembre 2011 20:52

ROMA, 22 SET – ”Qualcuno nell’opposizione ha tentato di rendere politica la mia vicenda. Credo che non sia corretto quando si tratta della vita di una persona”. Lo ha detto Marco Milanese nel corso della registrazione di Porta a Porta.

”E’ stato sicuramente un voto di coscienza anche se credo che la situazione politica abbia giocato il suo ruolo”, ha detto Milanese a Porta a Porta. Il parlamentare ha sottolineato che ”il gioco politico c’è stato anche per il collega Papa. Bisognava pensarci prima anche per lui”.

Milanese ha poi detto che Tremonti non era in Aula a Montecitorio perché impegnato in una missione all’estero: ”Non c’è nessuna critica per chi era assente. Non mi permetto di farlo anche perché sono tutti assenti giustificati”. Secondo Milanese dopo il voto di stamane, ”nel quale è prevalsa la coscienza, bisogna comunque che la maggioranza faccia una valutazione politica”.

”L’inchiesta che mi riguarda è una bega di paese diventata una cosa nazionale”. ”Nella Giunta per le Autorizzazioni della Camera ci sono tutte persone autorevoli – ha aggiunto il parlamentare – sia di maggioranza che di opposizione. Alcuni di loro hanno letto attentamente le carte ad agosto. Erano entrati con la convinzione che fossi colpevole, sono usciti dicendo che non c’è nulla”.

Milanese ha poi smentito di aver mai visto al ministero il generale della Guardia di Finanza, D’Arrigo, e ha assicurato che il militare era direttamente alle dipendenze del ministro che non può delegare a nessuno i rapporto con la Guardia di Finanza”.

Milanese ha detto a Vespa di non aver mai “avuto le mani libere sulle nomine. Mi sono solo limitato a vagliare quelle che venivano dal mondo politico per controllare che si trattasse di candidature di adeguato livello”.

Il parlamentare si è rivolto a Vespa chiedendogli se ritenga verosimile che nomine di livello potessero essere fatte senza l’intervento di Berlusconi, Tremonti e Gianni Letta. Poi ha sottolineato che una legge dello Stato del 2000 prevede nomine di provenienza politica: ”Del resto nessuno dei miei accusatori ha mai dichiarato che io avrei avuto utilità o denaro per le nomine”.