“Ho portato a votare la mia filippina”. Da Milano a Saviano: la sinistra che non capisce

Mino Fuccillo
Pubblicato il 15 Novembre 2010 15:23 | Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2010 17:08

Giuliano Pisapia, il "vendoliano" vincitore delle primarie

Da Milano a Saviano, la sinistra che non capisce…un cavolo. Pomeriggio di domenica 14 novembre, seggio per le primarie della sinistra a Milano, si vota per scegliere il candidato sindaco anti Letizia Moratti. Una cronista del Tg3 porge microfono e domanda a una signora. La signora sta votando ma non capisce l’italiano. Interviene altra signora che si rivolge alla cronista: “Dica a me, l’aiuto io a rispondere, è la mia filippina”. Inconsapevole questa seconda soccorrevole e militante signora esemplifica in una frase l’improbabile pedagogia civile della gente di sinistra: “E’ la mia filippina”. E’ la “sua” e l’ha portata a votare sentendosi molto democratica. Se poi la filippina l’italiano non lo sa, che importa? E’ arruolata anch’essa nella civilissima società civile. La signora milanese può essere perdonata se non capisce che questi diritti concessi per via domestica alla domestica non sono emancipazione ma moda civile. Peggio, molto peggio il Tg3 di sinistra che non capisce che cercare, mostrare e promuovere questa scena in “testa di servizio” è potenziale boomerang e non emblematica “bella scena”. Il Tg3 non capisce, anzi promuove ed esalta come virtù ciò che è vizio, vizio politico.

Giorno successivo, lunedì 15 novembre: arrivano i risultati delle primarie della sinistra a Milano. Vince Pisapia, candidato più di sinistra dei quattro. Perde Boeri, candidato appoggiato dal Pd. Il quotidiano La Repubblica esulta: grande prova di democrazia. Non è andata così, non è così. E’ andata male e non  perché abbia vinto Pisapia. E’ che la sinistra non ha vinto: alle primarie sono andati a votare molti meno di quanto ci si aspettasse, meno ancora di quattro anni fa ad analogo appuntamento. Una base elettorale ristretta ha legittimamente utilizzato le primarie per promuovere il candidato più di sinistra che c’era e bocciare quello che più aveva sapore di Pd. Bene, anzi male: la città non si è mobilitata e scomodata per le primarie della sinistra, la sinistra ha vinto perché è rimasta in famiglia. Ma il quotidiano più diffuso e letto nella pubblica opinione di sinistra esulta. Esulta e non capisce.

Sera di lunedì 15 novembre: grande appuntamento televisivo su Rai3. E’ pronta la seconda puntata di Vieni via con me di Fazio e Saviano, sono attesi sette, otto milioni di telespettatori, forse qualcosa meno perché stavolta Benigni non c’è, comunque sempre una marea di gente, tanta ovviamente quella di sinistra pronta a sintonizzarsi sulla rete Rai “di sinistra”. E ci saranno, dopo aver sconfitto il censore Masi, Bersani e Fini. Ha spiegato Fazio che i due non ci sono e non sono stati invitati in quanto politici ma come interpreti e testimoni culturali di cosa sia la destra e cosa la sinistra. Leggeranno un elenco che diamine, mica faranno comizi. E poi, hanno spiegato Fazio e Saviano, la loro è una trasmissione culturale, mica fanno politica. Per cui i politici che vanno lì perdono la loro natura di politici e si trasfigurano in altro, grazie al “tocco” garantito da Fazio e Saviano. Ora che Fazio e Saviano facciano cultura mentre quasi tutto il resto della tv fa lordura è un fatto. Fatto che dovrebbe bastare loro e di cui dovrebbe andare orgogliosa l’opinione pubblica di sinistra cui Fazio e Saviano piacciono. Orgogliosa e sazia. Invece Fazio e Saviano diventano ingordi e alquanto azzeccarbugli. Non vengono dalla montagna del sapone e sanno che oggi 15 novembre 2010 Bersani e Fini non sono due testimoni culturali della destra e della sinistra. Oggi 15 novembre 2010 è il giorno del ritiro della delegazione dei finiani al governo. Oggi Fini e Bersani sono per i milioni che li vedranno la leva che forse scalza Berlusconi. Così, per questo saranno ascoltati. Lo sa la gente e lo sanno Fazio e Saviano. Ma adottano un trucco colto per giustificarsi. Un trucco, quel che è peggio, che li autoconvince. Un trucco colto a fronte dei mille trucchi rozzi dei berlusconiani. Un trucco colto ma sempre un trucco. E non capiscono che di trucco si tratta, non ce la fanno a capirlo.

E Bersani: sono settimane che non ce la fa a capire che il governo “tecnico” non si può fare e meglio per il Pd se non si fa. Un governo di un anno o due con all’opposizione Berlusconi e Bossi è un suicidio elettorale. Un governo che va da Fini a Vendola Fini per fortuna non lo fa. E Bersani lo sa ma non lo capisce. E Bersani sa anche che, se esiste una possibilità di non farle vincere le prossime elezioni a  Berlusconi, questa possibilità sta nel presentarsi diversi all’elettorato. Diversi Fini e Casini da una parte e Bersani, Di Pietro e Vendola dall’altra. Pura aritmetica. Ma la sinistra, che pure lo sa, da Milano a Saviano non capisce. Perché?