Le mille mance di Vendola, in Puglia piovono mini consulenze

Pubblicato il 26 ottobre 2011 14:47 | Ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2011 14:47
Nichi Vendola

Nichi Vendola (Lapresse)

BARI – La Regione Puglia guidata da Nichi Vendola negli ultimi cinque anni ha avuto “bisogno” di 1.011 consulenze, per un costo di 16,9 milioni di euro, ai quali si sono aggiunti gli 1,7 milioni spesi per 64 incarichi a società esterne. Sono i numeri che vengono fuori da un’inchiesta di Roberto Galullo per il Sole 24 Ore. Fra i consulenti spiccano gli esperti in “inanellamento della fauna selvatica” e “esperti junior in lingua albanese”. E, in una media di 1.500 euro circa ad incarico, abbassano la media i tanti consulenti pagati cifre che si aggirano intorno ai 100 euro.

Perché? I più maliziosi spiegano che così Vendola alimenta e foraggia gli “eserciti delle primarie”. La definizione è di Francesco Boccia del Pd, che contro Vendola ha perso due volte le primarie, nel 2005 e nel 2010. Boccia si concentra sul proliferare delle agenzie, una Regione parallela che lui sospetta ad uso prevalentemente clientelare: “Ma cosa fanno le agenzie che non possano fare gli assessorati competenti? Assolutamente nulla. Sono strutture che generano un apparato che crea consenso e blinda il potere parallelo attraverso i vertici in cui siedono uomini del Governatore. Vendola non venga a dire che c’è stato un risparmio sui costi e una razionalizzazione della gestione. Un esempio? L’Agenzia Puglia Promozione: 64 dipendenti aveva prima e forse ora ne ha qualcuno in più visto che trasformando gli enti in spa la mano libera sulle assunzioni è garantita”.

Alle agenzie si affiancano enti, autorità e società partecipate: fra consiglieri, dirigenti e presidenti sono 734 nomine tutte decise dalla Regione. I soliti maligni dicono che Vendola vi abbia installato fedeli e fedelissimi.

Per costruire una “Puglia migliore” serve una “Puglia Parallela”? Forse sì. In primis perché, come abbiamo visto, molto viene affidato a strutture esterne agli assessorati. E poi perché tutto viene fatto con i fondi europei, visto che il bilancio regionale è bloccato per l’80% dalle spese per l’indebitata Sanità pugliese. Il resto deve fare i conti con il patto di stabilità. L’assessore al bilancio Michele Pelillo denuncia un “tesoretto” da 2,3 miliardi di euro da spendere “ma non possiamo per i vincoli del patto di stabilità”.

E allora corsa ai finanziamenti della Ue, quelli che le Regioni meridionali sono state spesso accusate di non utilizzare, ma che invece “le agenzie, meglio degli assessorati, sono in grado di intercettare e gestire”: a parlare è Bernardo Notarangelo, dirigente generale all’organizzazione e alle riforme, ex fedelissimo di Raffaele Fitto, l’unico rimasto dopo gli azzeramenti ai vertici decisi da Vendola. Quel Vendola che accusa i suoi critici “la minoranza e i malpancisti della maggioranza” di avere una “visione cinematografica”. Sì, il film già visto della clientela.