Ex ministri Pdl cercano casa: quella delle Libertà è diventata stretta

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 15 Novembre 2011 11:52 | Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2011 12:27

ROMA – A dispetto dei 30 milioni di vani italiani vuoti, i ministri uscenti del Pdl hanno grosse difficoltà a trovare una sistemazione adeguata. Ministri e portaborse, addetti stampa e collaboratori, la smobilitazione vale per tutti: l’ingombro degli scatoloni appena riempiti rende la ricerca di un nuovo ufficio ancora più faticosa. Si è scoperto che la Casa delle Libertà è diventata improvvisamente una mansarda sovraffollata. E il tempo incalza: entro mercoledì le adorate stanze dovranno essere a disposizione dei nuovi arrivati, i ministri e i sottosegretari dell’esecutivo Monti. Tecnici o politici, gli serve spazio.

Con i lucciconi agli occhi, un saluto alla segretaria, un ultimo sguardo dalla finestra, i vecchi inquilini non sanno dove andranno a parare. Il gruppo parlamentare del Pdl ha ricevuto 51 richieste di stanze: difficile accontentare tutti, specie quelli che non rassegnandosi al declassamento del rango istituzionale, pretendono ancora uffici da 300 metri quadrati. Tre anni e mezzo nella stanza dei bottoni non si dimenticano facilmente. Adesso la prospettiva più entusiasmante è quella di trovare subito posto alla sede del partito, in Via dell’Umiltà.

Ma lì siamo ai posti in piedi. Esiste una succursale, una specie di dependance a Palazzo Marino, accanto alla Camera dei Deputati, c’è pure una bella sala conferenze. Ci andrà la giovane Giorgia Meloni, che al ministero della Gioventù ci ha lasciato un pezzo di cuore e a cui difficilmente concederanno di replicare il murales per non dimenticare il muro di Berlino. Daniela Santanchè non è nemmeno parlamentare: la cosa non gli costa troppo, potrà parlare più liberamente di quanto non le imponesse il ruolo istituzionale. La Russa passerà in rassegna oggi gli ormai ex funzionari della Difesa. Quindi Raffaele Fitto, Mara Carfagna, Altero Matteoli…Traslocando cantava Ivano Fossati: il guaio è che un altro trasloco era diventato inevitabile solo un anno fa, con la messa alla porta dal partito di Fini, e relativa divisione dei beni e degli uffici. Retrospettivamente, non sempre i traslochi portano bene. A meno che non sia il preludio di un nuovo inizio, una nuova avventura, via dalla casa del padre in disgrazia.