Minzolini sull’inchiesta G8: intercettazioni rovinano vita delle persone

Pubblicato il 18 Febbraio 2010 20:16 | Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio 2010 21:34

Augusto Minzolini

Augusto Minzolini, direttore del Tg1, torna a parlare in un editoriale in diretta nell’edizione delle 20. Il tema è, ovviamente, l’inchiesta sul G8 della Maddalena che vede tra gli indagati anche il Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso.

Minzolini si scaglia contro quella “sorta di condanna mediatica” che viene fatta attraverso la “pubblicazione delle intercettazioni sui giornali” che “rovinano la vita delle persone”. Pubblicazioni che, per il direttore del Tg1, condannano gli interessati prima del giudizio dei giudici ma che, ricorda Minzolini, “non sono prove, sono solo strumenti di indagine”.

Ma, si chiede Minzolini, “è possibile che un uomo sia giudicato in base a briogliacci di intercettazioni pubblicati sui giornali?”.

Per il direttore del Tg1 la risposta è un no categorico anche perché, argomenta, “al telefono si usa un linguaggio diverso che davanti al giudice, si può essere condannati per un aggettivo e questo non è possibile”.

Così, prosegue Minzolini, “è successo a Bertolaso, condannato mediaticamente per 2 aggettivi. Una massaggiatrice professionista scambiata per escort e poi i rifiuti a Napoli”.

Concludendo Minzolini sottolinea come inchieste simili “spuntano puntualmente” in campagna elettorale, sostituendo, di fatto, “le tribune politiche”.

“E’ successo alle europee con le escort, mentre quest’anno il primo giorno della par condicio siamo stati sommersi dalla pubblicazione di un mare di intercettazioni. Tutto finirà il giorno dopo il voto, ma intanto – ha concluso Minzolini – l’intero Paese subirà un altro colpo”.

Giulietti. «E’ assolutamente legittimo che un direttore di un tg faccia un editoriale di tanto in tanto. Quello che è singolare è che ogni editoriale sia fatto a sostegno delle tesi del presidente del Consiglio», commenta il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti.

«Al direttore Minzolini – aggiunge Giulietti – non è mai capitato, neanche per sbaglio, di fare un editoriale per cercare di dare voce a persone oscurate ed umiliate magari proprio dalle leggi ad personam volute da Berlusconi. Questo – conclude Giulietti – conferma che quella che abitualmente chiamiamo ‘rete ammiraglia’ é diventata in realtà uno dei tanti fogli di partito del premier».