Costi della Casta. Politici in “missione istituzionale”: mete esotiche, tanti soldi, pochi risultati

Pubblicato il 11 Giugno 2010 11:50 | Ultimo aggiornamento: 11 Giugno 2010 12:16

shanghaiAssessori regionali, comunali, sindaci, consiglieri affrontano ogni anno viaggi, anche esotici, per promuovere l’esportazione e il turismo del proprio ente locale. Viaggi che costano tantissimo alle casse pubbliche e che danno pochi risultati. Le mete sono per lo più lussuose ed esotiche, come Shanghai, che è l’ultima frontiera di queste “missioni istituzionali”. Secondo un’inchiesta de la Repubblica i risultati che ne vengono sono pochissimi. Ovvero: si spende ogni anno circa 100 milioni di euro per mandare assessori, consiglieri, sindaci, in “vacanza” istituzionale in vari paesi per promuovere esportazioni e turismo. Loro vanno, spendono, stanno anche parecchio. Poi tornano e non sono obbligati a dare conto dei risultati raggiunti. A conti fatti, però, esportazione e turismo dopo queste “missioni” non fanno nessun balzo in avanti. Anzi. La Repubblica porta l’esempio della delegazione della regione Valle d’Aosta che è andata anni fa in Giappone per esortare l’esportazione italiana. Risultato? Le esportazioni regionali verso il Giappone registrano ogni anno un continuo calo.

I costi delle missioni, poi, sono vertiginosi. Si va dai 267 mila euro spesi nel 2009 dalla giunta regionale piemontese ai 2,8 milioni di euro di quella ligure spesi tra il 2006 e il 2007. Ma ai piano più alti della classifica, tra le regioni che “viaggiano” di più ci sono la Campania, il Lazio e la Sicilia.

E quelli per le missioni estere sono prezzi che aumentano con gli anni e con il numero dei partecipanti. Perché sembra che non ci sia un tetto nè di spesa nè di gente “extra” da portare in viaggio. Ad esempio, scrive ancora La Repubblica, la spesa della giunta provinciale del Trentino per questi viaggi è lievitata da 226 mila euro nel 2005 a 332 mila euro l’anno successivo. E i dipendenti hanno intascato 193 mila euro per acquistare 750 biglietti aerei. Poi ci sono i casi clamorosi. Come quello di Giuseppe Gennuso, del Movimento per l’Autonomia, che è stato in fuori regione per ben 122 giorni svolgendo 45 “missioni istituzionali”. Ma il “recordman” delle missioni è, secondo quanto scrive La Repubblica, Roberto Formigoni, con un attivo di 49 missioni all’estero.

Le mete, poi, sono delle più ricercate. Tanto che il dubbio che è venuto a più di una persona è che questi viaggi istituzionali siano solo un pretesto per farsi pagare dallo Stato delle vere e proprie vacanze. Meta molto ambita sono sempre stati in questi anni gli Stati Uniti, in particolare Miami e New York. Poi ci sono le mete più esotiche, come Dubai, Australia, Marocco per finire a Shanghai, l’ultima frontiera, o forse moda, di queste “missioni” degli enti locali. Quasi tutte le regioni italiane stanno prenotando viaggi lì. Ognuno con un fine diverso. L’assessore alla Cultura di Trento, scrive La Repubblica, è andato a premiare i vincitori di un concorso canoro, i lucani hanno portato il pane di Matera e così via. Perché tutto fa “missione istituzionale”. Dalla promozione di un prodotto locale a un gemellaggio tra ospedali, un convegno.

E sembra che i frutti di tanto sforzo non portino a nulla. Uno studio di Confturismo, scrive La Repubblica, ha rivelato che le presenze turistiche nel 2007 in Sicilia, pur avendo speso un miliardo e seicento milioni di euro per “missioni”, erano in calo dell’1,7%. Un calo che nel 2009 è aumentato fino al 7%.

Tanto che anche la magistratura, talvolta, si occupa di questi viaggi. Gianluca Rinaldin (Pdl), di Como, è sotto processo, scrive La Repubblica, per corruzione e truffa per diversi viaggi in Brasile e Stati Uniti. Sotto inchiesta per “viaggi falsi” anche Piergianni Prosperini, l’ex assessore al Turismo della regione Lombardia che ha patteggiato tre anni per corruzione: secondo i magistrati le sue continue missioni in Russia ed Eritrea servivano anche a trafficare armi. Infine tra le carte della magistratura c’è anche Flavio Delbono, ex sindaco di Bologna: nel 2005, scrive ancora La Repubblica, partì per Città del Messico in “missione”, in realtà venne pizzicato in un villaggio turistico nello Yucatan con la sua compagna Cinzia Cracchi.