Molestie fiscali: la minaccia Pd di far pagar più tasse a chi paga più tasse

di Lucio Fero
Pubblicato il 14 Aprile 2020 8:59 | Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2020 8:59
Molestie fiscali: la minaccia Pd (contributo di solidarietà) di far pagar più tasse a chi paga più tasse

Molestie fiscali: la minaccia Pd di far pagar più tasse a chi paga più tasse (Nella foto d’archivio Ansa, Graziano Delrio, uno dei parlamentari Pd che ha proposto il contributo di solidarietà)

ROMA – Molestie fiscali. Molestie, nell’accezione di gesti e atti importuni e violenti. Non altrimenti si può definire la proposta di legge depositata da esponenti del gruppo parlamentare del Pd.

Molestie, anche se non se ne farà nulla la molestia resta. Resta lì la molestia perché non c’è un’anima nel Pd e nel sindacato che abbia il coraggio di dire che molestia è e altro non è. 

Da Zanda a Landini, non c’è intervistato di sinistra cui non sia posta la domanda: d’accordo con il contributo di solidarietà che dovrebbero versare i rdedditi sopra gli 80 mila euro lordi annui? Nessuno risponde di sì, ma nessuno risponde di no.

Eleganti o improvvisate supercazzole caratterizzano le risposte e perfino i silenzi di uomini e donne della sinistra. Anche loro, anche il Pd ha i suoi ultra di popolo e di social che si beano e si eccitano a sentir parlare di tasse per gli altri.

Proprio come gli ultra di Salvini e Meloni si eccitano all’idea di spezzare le reni alla Ue. E anche il Pd, tutto, sente il bisogno di dare soddisfazione al suo tifo organizzato, con qualunque slogan. Proprio come fanno Salvini e la Meloni. Ed è questa la pena, il penoso a vedersi.

Molestie fiscali, gesto e atto importuno e violento. E pure bugiardo. Contributo di solidarietà a carico di chi ha redditi da 80 mila euro lordi e più. Cioè far pagare più tasse a chi già paga più tasse. Già i redditi, dichiarati, sopra i 55 mila euro lordi annui pagano il 37 per cento dell’Irpef ma non sono certo il 37 per cento della platea fiscale, molti, molti di meno.

I redditi, dichiarati, da 100 mila euro annui, riguardano 1,1% dei contribuenti e pagano il 19,1 per cento dell’intero ammontare dell’Irpef nazionale. La progressività della tassazione è ampiamente praticata e assolta.

E i redditi, dichiarati, oltre i 55 mila euro annui sono praticamente esclusi da ogni forma di Welfare, non sono per loro, ovviamente, integrazioni al reddito. Sono fuori dall’universo di esenzioni, sconti, sostegni. Quindi pagano tasse sia in forma diretta che indiretta, attraverso il non pesare su parte della spesa nazionale e pubblica per il welfare.

E i redditi, dichiarati…Dichiarati, non sostanziali e reali. La proposta, fintamente vestita da finti panni di equità, punta a tagliuzzare o tagliare i redditi dichiarati e tassati alla fonte, sempre e solo quelli.

Il Pd pervaso di fremito di equità fiscale accetta senza turbamenti gli sconti fiscali a vantaggio di ogni genere di lobby e con molta, molta ipocrisia si racconta che se i redditi reali li dichiarano più o meno solo lavoratori dipendenti e pensionati…che ci vuoi fare?

Molestie fiscali: non c’è bisogno di essere economisti e non occorre essere di sinistra per sapere che mentre Banche Centrali e governi inondano di liquidità, cioè denaro per non far morire domanda e consumo e produzione e lavoro, mentre questo accade e questo si chiede, anzi si implora, in questi momenti le tasse se si può si abbassano, mai e poi mai si alzano.

Lo sanno e lo hanno teorizzato e scritto anche gli economisti della spesa pubblica, non quelli del rigore. Le tasse, casomai, quando si sarà ricominciato a produrre reddito, tanto reddito da poterlo tassare. Ma ora no, ora è peggio che un crimine, è un errore.

Molestie fiscali non c’è dubbio, altro non sono: stabilire che a tremila/tremilacinquecento euro netti al mese comincia la ricchezza debordante, quindi da tagliare è la misura con cui giudicare questa voglia del Pd (e della Cgil).

Tremila netti al mese (80 mila lordi annui) sono per una famiglia una vita economicamente tranquilla, ci si campa certo senza soffrire. Ma a tremila/tremilacinquecento al mese non si è ricchi.

Molestie fiscali la cui unica ragione è agitare la bandierina del far piangere i ricchi (che ricchi non sono). Stia sereno il Pd…tutti piangeranno danno economico causa pandemia e francamente molesto è il tentativo Pd di aggiungere una lacrima in più.

Molestie e si era detto all’inizio anche bugiarde: il ricavato per le casse pubbliche qualora la molestia fiscale andasse in porto sarebbe di 1,3 miliardi di euro. A fronte dei 500 miliardi che si stima servano all’Italia nei due anni di macello economico da coronavirus…

Non un contributo, non obolo alla cassa comune ma un’offerta, un sacrificio tribale alla tribù del tassa i ricchi (che ricchi non sono). Questa è la bugia che accompagna, molesta, la molestia fiscale Pd.