Molise: M5S da 44 a 37%. E non c’è Salvini mania: resta all’8,3%. Un test di niente

di Lucio Fero
Pubblicato il 23 aprile 2018 9:34 | Ultimo aggiornamento: 23 aprile 2018 11:32
Molise: M5S da 44 a 37%. E non c'è Salvini mania: resta all'8,3%. Un test di niente

Molise: M5S da 44 a 37%. E non c’è Salvini mania: resta all’8,3%. Un test di niente

ROMA – Molise: M5S dal 44 per cento al 37 per cento in 50 giorni. Era 44 per cento di voti a M5S il 4 di marzo, è stato 37 per cento di voti a M5S il 22 di aprile.

Ma si può fare un paragone così, ha senso e logica paragonare un’elezione locale a una nazionale e pesare i relativi voti allo stesso modo? No, ma è quello che hanno fatto i partiti vincitori del 4 marzo. Lo hanno fatto loro e loro hanno legittimato l’idea un po’ folle e perfino ridicola del voto regionale in Molise come test della volontà popolare per gli equilibri di governo.

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Soprattutto lo ha fatto Matteo Salvini, il più convinto assertore e propagandista e stratega dell’aspettare il voto in Molise e poi quello in Friuli come scalini, anzi scala mobile verso il governo alle sue condizioni. E’ stato Salvini ad elaborare la strategia per cui il 4 marzo non bastava ma aggiungendo al 4 di marzo un additivo molisano e un doping friulano si piegavano al destin che vien sotto forma di voti leghisti sia Di Maio che Berlusconi.

Salvini che in questo momento gode dell’aureola del grande politico, Salvini per il quale si registra in televisione, nei commenti su carta stampata, nei giudizi e nei coming out politici di cantanti, attori, attrici (tutti o quasi una volta di sinistra, anzi sinistrissimi) una evidente Salvini-mania, questa Salvini-mania al voto in Molise non l’ha incassata.

La Lega in Molise era il 4 di marzo al 9 per cento e lì è rimasta, anzi un po’ sotto.

Quindi? Quindi niente. Era un testa di niente il voto regionale in Molise. Montato e gonfiato dalla recita eternamente ammiccante ed eternamente furba della politica recitata, l’unica che in fondo il nostro ceto politico conosce e pratica. Un test di nulla, gonfiato e montato dalle verbose cronache politiche che si parlano addosso. Un test di nulla, gonfiato e montato dalla ormai consolidata tradizione del sistema comunicazione-opinione pubblica di correre dietro a chi la spara più grossa o anche più fina.

Le elezioni in Molise sono ed erano elezioni regionali in Molise e basta, cui peraltro ha partecipato il 50 per cento circa degli elettori, insomma alle urne circa in 150 mila. Centocinquantamila elettori, un quartiere di Roma. Che avrebbero dovuto dare la spinta a Salvini per staccarsi da Berlusconi o magari per torcere il braccio politico a Di Maio, che avrebbero dovuto dirci, niente meno, quali nuovi equilibri e pesi nella trattative e alleanze di governo. Ridicolo, poco serio.

Ma, se proprio si volesse restare sul ridicolo e poco serio (infatti ci si resta, guardare i commenti tutti intenti ad additare il Friuli come test stavolta che conta), allora il test ha detto: M5S dal 44 al 37 per cento e Salvini fermo tra 8 e 9 per cento sotto Berlusconi. Ma era un test di nulla, per fortuna di Salvini. Lo stesso Salvini, grande stratega, che lo aveva indicato come piccola chiave per Palazzo Chigi. Per sua fortuna il test non lo ha preso sul serio.

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