Una lista per riempire il vuoto a destra: Montezemolo pronto al 2013

Pubblicato il 25 Maggio 2012 9:08 | Ultimo aggiornamento: 25 Maggio 2012 9:21

Luca di Montezemolo (Foto Lapresse)

ROMA – La parola d’ordine ormai è “lista”. Lista civica, gente comune, niente di simile a un partito. Alla nuova tentazione della politica italiana non si sottrae nemmeno Luca Cordero di Montezemolo che, dopo anni di annunci e candidature rimandate, è ormai pronto per l’appuntamento 2013. E non poteva trovare terreno migliore: la sua lista punta a rimepire il vuoto a destra. Il vuoto del Pdl, ovvero un bacino di 15 milioni di elettori. Una lista che non si vuole apparentare, per ora, né a destra (“Non saremo noi a risolvere l’agonia del berlusconismo”, pare abbia detto Montezemolo ai suoi collaboratori), né a sinistra (magari quando alla guida del Pd c’era Veltroni, ma Bersani ora è orientato sull’alleanza con Idv e Vendola). Neanche, a dire il vero, con il centro che alle elezioni non ha sfondato. Le politiche 2013 saranno quindi il primo agone politico che la formazione affronterà. Ma non sarà Montezemolo a candidarsi. Sta per compiere 65 anni e il presidente Ferrari starebbe pensando a un volto giovane da candidare.

Ed ecco quindi che, dato il vuoto a destra, la lista di Montezemolo “Italia Futura” può definirsi liberale ma non liberal. Ovvero, con un impronta più marcatamente di destra rispetto al passato. Questa lista la stanno costruendo professori universitari e imprenditori più l’immancabile componente di “società civile”. Ecco come riassume volti e programma di “Italia Futura” il quotidiano Repubblica: Il richiamo è al pensiero di Luigi Einaudi a quello di Ezio Vanoni. Anche se a qualcuno potrebbe venire in mente Margaret Thatcher. Meno Stato – dicono i vari Nicola Rossi, l’ex veltroniana Irene Tinagli (Università di Madrid), l’ex dalemiano Andrea Romano (Università di Roma Tor Vergata), l’economista Marco Simoni (London School of economics), il costituzionalista Michele Ainis (Roma Tre) – ma uno Stato che funzioni. Una riduzione, dunque, del perimetro dell’azione pubblica (scuola, sanità, sicurezza, ricerca) per farla diventare più efficiente.