Monti: “Cambio la legge Fornero. Ma prima togliamo l’Italia agli incapaci”

Pubblicato il 20 gennaio 2013 10:20 | Ultimo aggiornamento: 20 gennaio 2013 10:25

Elsa Fornero e Mario Monti (foto LaPresse)

ROMA  – Cambiamenti alla legge Fornero a patto che si riesca a togliere l’Italia dalle mani degli “incapaci”. Mario Monti sceglie Bergamo per lanciare la sua fondazione politica e il Corriere della Sera per lanciare la sua offensiva che ha come obiettivo evidente anche se non esplicitato  Silvio Berlusconi:  ”Non possiamo rimettere l’Italia nelle mani degli incapaci che l’hanno portata al novembre 2011. La vecchia politica non deve tornare Il governo tecnico non sarebbe stato chiamato se la cosa pubblica fosse stata nelle mani di politici capaci e credibili”.

E’ il messaggio che il premier uscente Mario Monti intende portare a Bergamo alla kermesse della sua formazione politica, come dice lui stesso in una lunga intervista al direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, nella quale spiega le ragioni che lo hanno portato a ‘salire in politica’, ripercorre l’anno di governo e guarda all’aggiornamento della sua Agenda che potrebbe contenere anche una proposta di modifica della riforma Fornero del mercato del Lavoro, ma ”per ora – si limita a dire – su questa materia specifica nessun orientamento è deciso”.

Le indiscrezioni in materia di lavoro sono però abbastanza precise. Si va verso un contratto nuovo che ha l’obiettivo ambizioso di coniugare flessibilità e tutele e che punti soprattutto sui giovani. Su Repubblica scrivono Andrea Montanari ed Ettore Livini: 

Obiettivo: cancellare le varie forme di precariato, varando uno schema contrattuale a tempo indeterminato “più flessibile, meno costoso e con maggiori tutele in caso di licenziamento”. Nei primi due anni dopo l’assunzione  –  secondo la bozza  –  il datore di lavoro potrà in ogni caso licenziare il dipendente pagando un indennizzo proporzionato ai mesi di impiego. Oltre i due anni il contratto sarà rafforzato offrendo, in caso di licenziamento, un crescente sussidio di disoccupazione. Almeno in una prima fase, come ovvio, questa formula sarebbe opzionale e il rodaggio dovrebbe essere fatto entro un quadro identificato da accordi collettivi territoriali, settoriali o aziendali. Altro punto del programma è l’outplacement: il dipendente rimasto senza lavoro avrà diritto a un servizio volto al suo reimpiego finanziato dalle aziende, che avranno così interesse ad agevolare il reinserimento dei lavoratori. Previsto anche un Fondo opportunità per i giovani

Tra i motivi che lo hanno spinto, spiega, c’è stato sia il timore che venissero ”dissipati” i sacrifici fatti fin qui dagli italiani, sia la necessità del Paese di essere ancora ”unificato”. Per il Professore ”sembriamo a volte un insieme di tribù, di corporazioni, di fortini intenti a difendere interessi di parte di incrostazioni clientelari” e non ”un Paese con un senso del bene comune”.

E oggi non basta più fare la propria parte, fare con onestà il proprio mestiere perché ”se non ci impegniamo direttamente, se non sacrifichiamo qualcosa di personale, questo Paese non avrà futuro e su di noi cadrà una colpa grave, che non avrà prescrizione”.

Il suo governo (che ”partiva sempre da zero, con partiti chiamati a decidere spesso qualcosa di contrario alla loro natura”) ha potuto dare poca attenzione al sociale per la situazione eccezionale in cui si è trovato: ”Bisognava mettere gli italiani di fronte a realtà colpevolmente negate fino al giorno prima. I finti buoni li avrebbero portati al fondo del precipizio”.

Il Presidente Giorgio Napolitano, con il quale il rapporto è ”di reciproca stima ma anche di pudore sui nostri sentimenti personali”, ”quando cominciai a dirgli che sentivo cambiare qualcosa in me non mi sconsigliò, mi diede ascolto”. E certo ”credo di averlo sorpreso ma penso che oggi abbia compreso le ragioni della mia scelta”.

Monti ribadisce anche di avere ”apprezzato l’offerta che mi fece Berlusconi, ma gli dissi subito che, se mai, all’Italia sarebbe occorso un federatore dei riformisti, finora domiciliati in tre poli”. Quanto al Pd ”quando si è alleato esclusivamente con Sel ha riscoperto posizioni radicali e massimaliste in un rapporto più stretto con la Cgil”.

Infine il movimento ‘5 Stelle’: ”Noi e Grillo siamo due espressioni differenti dell’insofferenza popolare. Iconografia della rabbia la sua, vivace ma temo inconcludente. Seria, composta, con tante persone capaci e ormai con esperienza di governo in Italia e in Europa la nostra”.