Monti non esclude il bis… una promessa e una minaccia per i partiti

Pubblicato il 27 settembre 2012 21:05 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2012 21:06

Lapresse

ROMA – Per la prima volta Mario Monti apre ad un suo possibile bis. Lo ha fatto lontano dall’Italia, a New York, per la conferenza Onu, precisando di non volerlo e di non chiederlo, ma dicendo che, se proprio è necessario, lui è pronto a fare un sacrificio. Ovvero rifare il presidente del Consiglio. Lo ha fatto anche per sedare i mercati, piombati di nuovo in crisi nella giornata di mercoledì: ”Non ho piani o desideri specifici per il futuro. Voglio che le forze politiche, i mercati e la comunità internazionale sappiano che sarò sempre lì”, ha detto Monti. E proprio le forse politiche hanno reagito diversamente ad un possibile Monti bis, stavolta non uno spettro nell’aria, ma qualcosa che sembra più concreto e tangibile. Una promessa per alcuni partiti, una minaccia per altri.

Gongola Pier Ferdinando Casini, ufficialmente ”in servizio effettivo permanente” per la volata di Mario Monti, ci pensa il Pdl, impaludato tra difficili rilanci e rischi di scissione, drizzare le antenne Pier Luigi Bersani, da tempo contrario a nuove grandi coalizioni e convinto che serva un ritorno alle urne e alla democrazia dell’alternanza.

L’apertura del presidente del consiglio ad un suo bis, pur senza presentarsi alle elezioni, piomba in un tranquillo giovedì pomeriggio sulla politica italiana, già di fatto in piena campagna elettorale. La sede scelta da Monti, il Council of Foreign Relations, associazione apartitica ma molto influente, non potrebbe essere più simbolica. Proprio la credibilità internazionale di Monti è uno dei motivi che spinge i suoi sostenitori al bis: ”Serve – sostiene il leader Udc – un documento di impegni vincolanti da parte della maggioranza che rassicuri la comunità internazionale che l’Italia e i partiti continueranno sulla strada intrapresa”.

Ma la spinta al premier a continuare, un pressing sotterraneo ma insistente che dura da mesi, ha supporter e tessitori non solo tra i centristi e nelle cancellerie europee. Silvio Berlusconi, che anche nella giornata di giovedì ha sparato a zero contro l’euro ”grande bluff”, ha preso tempo in attesa di capire la legge elettorale. Ma in realtà da tempo nelle fila del centrodestra si sa che una riedizione del governo Monti, magari con ministri politici e non tecnici, è una delle opzioni post-voto che Berlusconi accarezza viste le difficoltà del suo partito, ora aggravate dallo scandalo alla Regione Lazio.

Ed è proprio il sospetto che Monti diventi il vero candidato di uno schieramento moderato di centrodestra ad agitare il Pd anche se c’è un’area “montiana” che apertamente auspica da tempo che il premier vada avanti. Pier Luigi Bersani, già alle prese con le primarie e con una sfida con Matteo Renzi che porta avanti istanze liberal in linea con il governo dei tecnici, alza subito una barriera. ”Alle elezioni – afferma – dobbiamo chiedere agli italiani una maggioranza ed un programma, se qualcuno pensa che dopo il voto io debba fare una maggioranza con Berlusconi e Grillo io mi riposo..”.

L’annuncio di Monti, a sei mesi dal voto, è destinato a confondere acque già agitate. E a complicare la partita delle alleanze e della definizione della legge elettorale, che senza premi di maggioranza consistenti farebbe sì che dalle urne non uscirebbe nessun vincitore, creando le condizioni per future grandi coalizioni. In attesa di Monti, Casini è già al lavoro per ”creare liste” pro-Monti, magari candidando ministri dell’attuale governo, ma nelle prossime due settimane dal tipo di accordo elettorale si capirà quando un Monti bis sia attuabile. Ipotesi che scandalizza la Lega e il leader Idv Antonio Di Pietro che ricorda che ”in un paese democratico ci si candida e, se si ha il voto dei cittadini, si governa e non perchè i poteri forti lo hanno messo lì per difendere i loro affari come già sta facendo”.

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