Monti-Napolitano, vertice. Berlusconi: “Bene 10 marzo, io in gara per vincere”

Pubblicato il 8 Dicembre 2012 13:39 | Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre 2012 14:27
Il premier Mario Monti e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Foto Lapresse)

ROMA – Oggi, sabato 8 dicembre, tocca al premier Mario Monti salire al Quirinaleper un vertice col capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Dopo le consultazioni informali avviate dal presidente della Repubblica con i leader di Pdl, Pd e Udc si inizia a sbrogliare la matassa istituzionale creatasi con lo strappo di Silvio Berlusconi.

Il Cavaliere da Milanello, ribadisce la sua volontà di scendere di nuovo in campo. Va bene la data del 10 marzo ma affila le armi e precisa: “Io non entro in gara per avere un buon posizionamento, entro per vincere“. “Abbiamo cercato un leader come Berlusconi nel 1994, ma non c’era”. “Ci eravamo dati – ha spiegato – una nuova dirigenza con il fantastico Angelino Alfano ma ci vuole tempo per imporsi come leader. Tutti i sondaggi davano il Pdl a un livello che non basta per contrastare la sinistra”. E poi lancia nuovi attacchi alla magistratura: “Ho un gran senso di paura nei confronti di questi giudici onnipotenti”.

E sulla legge elettorale aggiunge: “Ci contiamo” sul fatto che venga cambiata prima del voto e “c’è tempo sufficiente” per farlo. Infine, ci tiene a sottolineare che Palazzo Chigi è “una cosa che non mi è mai mancata nemmeno per un minuto”.

Ma c’è chi ancora rimugina sulle parole pronunciate ieri dal segretario Pdl, Angelino Alfano: il presidente della Camera, Gianfranco Fini, all’indomani dello strappo, parla di “decisione molto grave”. E attacca: “Il Pdl fa correre  ulteriori rischi all’Italia”.

Il premier ha trascorso la giornata di ieri a Milano, lontano dai palazzi romani. Mentre Napolitano è rimasto a Roma al capezzale del suo governo. Nel pomeriggio i due si incontreranno e la strada da percorrere è piuttosto chiara: una volta approvata la legge di stabilità e alcuni provvedimenti ritenuti essenziali sia dal Colle che da palazzo Chigi, si procederà allo scioglimento delle Camere fra il 10 e il 20 gennaio in modo da procedere alle consultazioni elettorali previste per il 10 marzo. Un percorso che di fatto conferma il calendario sin qui ipotizzato al Quirinale e che ha ottenuto il placet di massima da parte di Alfano, Bersani e, naturalmente, Casini.

Ma c’è chi ancora non ha digerito la decisione del Pdl di considerare chiusa l’esperienza del governo Monti. Così il giorno dopo l’intervento del segretario Angelino Alfano alla Camera, Gianfranco Fini:  “La decisione assunta dal Pdl è grave perché fa correre ulteriori rischi all’Italia”, ha detto il presidente della Camera a Torino per un’iniziativa di Fli. “Come ha ricordato il presidente della Repubblica – ha aggiunto Fini – si tratta di arrivare in modo ordinato alla fine della legislatura approvando alcuni provvedimenti, a partire dalla legge di stabilità, che sono indispensabili. E – ha aggiunto Fini – mi auguro che ci sia una campagna elettorale civile in cui sia possibile un’alternativa credibile tanto ad un berlusconismo quasi disperato quanto ad una sinistra che non convince una buona parte degli italiani”.

Poi sulla decisione di Berlusconi di voler tornare in campo, scherza: “Berlusconi si è simpaticamente definito un dinosauro, se lo dice lui perché non credergli?” E affonda: “I dinosauri, come tutti sanno, appartengono a un’altra era geologica”.