Monti: “Parlamento ribolle di sentimenti negativi verso la Germania”

Pubblicato il 6 settembre 2012 14:28 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2012 14:30

Mario Monti (Lapresse)

FIRENZE – “Nel Parlamento italiano, e persino nell’Udc e nel Pdl, c’è un tasso di insofferenza che ribolle verso la Germania e il Governo tedesco”. Il premier Mario Monti, parlando al Bureau del Ppe di Fiesole, invita a non dire più che “certi sacrifici sono imposti perché ce lo chiede l’Europa“.

In una fase di tanto facile scatto dei risentimenti, localismi e populismi, è il messaggio del premier “ci manca solo che i governanti nazionali cavalchino l’onda anti-Bruxelles dopo aver partecipato, magari distrattamente, alle decisioni prese proprio a Bruxelles”. Il premier, nel suo intervento, ha parlato della Germania, ma anche dell’Italia e dei sacrifici del Paese. “Abbiamo dovuto imporre agli italiani sacrifici pesantissimi che tuttavia sono stati compresi e supportati in modo ammirevole”.

Secondo il premier c’è il rischio che l’euro, paradossalmente, diventi, invece che il completamento del processo dell’Unione europea, un fattore di disgregazione tra i popoli. “Noi dobbiamo stare attenti: se non alziamo il livello di guardia dal punto di vista psicologico e politico questa cosa avverrà”.

Da questo punto di vista, la responsabilità e il ruolo dei partiti, secondo Monti, è enorme. “Più ancora di quello che voi stessi possiate immaginare. Vediamo volontà di distinguersi e non volontà di andare avanti sulla strada dell’Unione europea. Lo vediamo dalla fine degli anni Duemila, con le reazioni critiche del mondo delle imprese alla direttiva sulle Opa, che permettesse al mercato del controllo delle imprese di diventare davvero europeo. Poi, con la crisi, è andato persino in dubbio che il mercato fosse un buon modo di organizzare la vita sociale e economica. Il fenomeno che, vi confesso, mi preoccupa più di tutti è che non so se i capi di Stato e di governo europei ne sono consapevoli”.

Per quanto riguarda la situazione italiana, il premier è stato tranquillizzante, condendo il discorso con un pizzico di ironia: “L’Italia in questo momento non ha un debito neanche di un euro nei confronti dei fondi di stabilità, ed è il terzo Paese contributore ai fondi di salvataggio allestiti per il caso greco, ma viene percepito da alcuni come un debitore, perchè è a Sud, e c’è sorpresa, anzi quasi delusione, quando all’estero spiego che non è così”.

Secondo Monti, comunque, le parole sono importanti e usarle nel modo giusto può contribuire al processo di integrazione. “Io e i miei ministri, quando parliamo dei sacrifici da fare, non diciamo mai che “ce lo chiede l’Europa” perchè è la cosa peggiore che un politico possa fare, distrugge cinicamente e consapevolmente la fiducia dei diversi cittadini nel processo europeo”.

“Dovremmo discutere – ha detto ancora Monti – se stilare un codice di condotta nel linguaggio pubblico di coloro che amano chiamarsi leader europei: in una fase di tanto facile scatto dei sentimenti, delle demagogie, dei localismi e dei populismi, ci manca solo che i governanti nazionali cavalchino l’onda anti-Bruxelles dopo aver partecipato, magari distrattamente, alle decisioni prese a Bruxelles”.