Monti, ultimo round: picchia Berlusconi, sgambetta Bersani, si appoggia a Napolitano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Febbraio 2013 20:50 | Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio 2013 20:51
Mario Monti incontra gli elettori e i candidati di Scelta Civica

Mario Monti (LaPresse)

ROMA – La giornata politica ruota intorno a Mario Monti: riceve aperture da Pier Luigi Bersani e ricambia con frecciate; dà del cialtrone a Silvio Berlusconi; incassa la solidarietà di Giorgio Napolitano, anche se non ottiene il supporto più ambito, quello del presidente Usa Barack Obama, dopo che il giorno prima la portavoce della Casa Bianca aveva fatto i complimenti al governo tecnico.

Il premier uscente deve cercare a tutti i costi di guadagnare qualche punto percentuale per non trasformare in un flop la sua “salita in campo”. Berlusconi e Grillo sanno di colpire un punto debole quando dichiarano che “Monti non arriverà neanche al 10%”.

Il Professore risponde menando a destra e a sinistra, nel tentativo di mostrarsi più guerriero davanti agli elettori. Così si presenta come un uomo che ha deciso di ”vuotare il sacco”: chiamato alla guida del governo tecnico per salvare i conti dell’Italia (che erano al collasso, come ha detto da Washington Giorgio Napolitano), adesso viene presentato dai suoi ex alleati (salvo i centristi) come colui che li ha affossati.

Monti accusa chi sostiene questa ricostruzione di essere un ”cialtrone” ed è chiaro che si riferisce a Berlusconi; ma nelle sue parole si avverte in realtà anche una punta di risentimento verso Bersani. Entrambi oggi alleati con due leader (Roberto Maroni e Nichi Vendola) che hanno combattuto duramente la sua ”agenda”, dunque in contraddizione con la filosofia delle larghe intese che era stata alla base della ”strana maggioranza” ideata dal capo dello Stato.

Le stesse parole di Napolitano, ospite di Obama alla Casa Bianca (”deploro chi, dopo averlo sostenuto per 13 mesi, ora liquida il governo tecnico”) a ben vedere sono indirizzate non solo al Pdl che per primo gli ha tolto la fiducia, ma anche al Pd che non ha fatto molto per difendere lo spirito della solidarietà nazionale alla base del governo tecnico.

Ma Monti va più in là: rivela che gli sarebbe stato offerto addirittura il Quirinale o un ruolo di prestigio nel governo se avesse rinunciato a presentare la sua lista. E qui sembra più riferirsi a Bersani che a Berlusconi. Come dire che il Grande Centro faceva paura a tutti.

Wrestling da campagna elettorale. Lo scambio di accuse tra i vari protagonisti (da Berlusconi a Bersani, da Monti a Grillo e ad Ingroia) si muove infatti all’insegna della delegittimazione. Se infatti Berlusconi lancia ”messaggi criminali” (Vendola) e ”lascia una catastrofe” (Bersani), Monti è ”un Quisling della finanza mondiale” (Napoli) o a sua volta ”un cialtrone” (Maroni), se il Paese corre un rischio ”mortale” nel caso non vincano i montiani (Montezemolo), riesce difficile immaginare grandi intese in Parlamento, o un calendario di riforme condivise.

Il centrodestra accusa Napolitano di avere interferito nella campagna elettorale affermando che nel 2011 l’Italia era al collasso e deplorando chi liquida il governo tecnico dopo averlo sostenuto per un anno e mezzo. Per Osvaldo Napoli, se allora eravamo sull’orlo del baratro, dove siamo oggi che tutti gli indicatori sono peggiorati? Gli fa eco Beppe Grillo: “Monti dice che Berlusconi è un cialtrone? E lui cosa ha fatto in un anno e mezzo?”

E mentre il centrodestra e il Movimento 5 Stelle picchiano, Bersani incassa. Continua nel tafazzismo delle aperture a Monti, in un gioco dei se e dei ma che può solo fare male al risultato finale del Pd, sempre più lontano dal 30%: “Se sarà necessario (allearsi con Monti dopo il voto, se non uscisse una maggioranza chiara) lì ci penso io. Le primarie hanno deciso chi dirige il traffico”.

Nichi Vendola si ribella: “L’alleanza non è un guinzaglio e io non sono un cagnolino da salotto dentro il centrosinistra”. Certo, a ogni dichiarazione del genere da parte di Bersani, una manciata di voti fugge dal centrosinistra in direzione Rivoluzione Civile (o Grillo). Non aiuta neanche Vendola con le sue dichiarazioni d’amore al segretario pd: “Bersani è una persona particolare, speciale dal mio punto di vista perché ha una qualità rarissima sulla scena pubblica: non è un cinico. È una persona di straordinaria lealtà e questo per me, e per come penso io debbano essere i rapporti politici, è un valore aggiunto”.