Monti: “Mi staccate la spina? E che sono, un rasoio…”

Pubblicato il 18 Novembre 2011 12:53 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2011 15:59

Mario Monti (Lapresse)

ROMA – “Ho preso appuntamento con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, e gli ho detto che l’Italia d’ora in poi darà un contributo permanente alla soluzione dei problemi in Europa insieme a Germania e Francia”: è il passaggio più importante del discorso di replica alla Camera dei deputati del presidente del Consiglio Mario Monti. In sintesi: siamo in tre a decidere sull’Europa e l’Italia non sta più fuori. Intanto incassa una maggioranza bulgara: 551 deputati (89,3%) hanno dato la fiducia al suo governo, solo 65 i no, su 617 votanti totali.

Monti, più incisivo, a tratti più personale e quindi meno applaudito (il Pdl ha battuto le mani solo quando ha ringraziato Berlusconi e Letta) ha voluto prendere di petto la questione della durata del suo governo. Ripetendo più volte i concetti di “umiltà”, “spirito di servizio”, ma “determinazione”, che caratterizzeranno l’azione sua e dei suoi ministri, ha voluto sottolineare che il suo governo “non durerà un minuto di più del tempo in cui il parlamento ci concederà la fiducia” ma “vi sarei grato se, per rendere questo concetto di profonda dipendenza fra governo e parlamento, non usaste l’espressione “staccare la spina”, che ci pone grossi problemi di identità: non ci consideriamo un apparecchio elettrico, e anche il quel caso ci sarebbero problemi di identità, perché non saprei a quel punto se dovremmo essere un rasoio o un polmone artificiale“.

Monti sa che durerà poco, ma non vuole durare pochissimo e avverte i partiti: “Non vi chiedo una fiducia cieca, ma vigilante. Ma se noi faremo un buon lavoro e ci negherete la fiducia, tenete conto delle conseguenze per quanto riguarda la fiducia dei cittadini in voi”. Poi si esibisce in una delle poche captatio benevolentiae verso l’Aula dei deputati: anche la società civile ha le sue responsabilità della crisi che stiamo vivendo e “troppo facilmente punta il dito contro la classe politica. Io sono indignato”.

In ogni caso “vi prego, continuate pure a chiamarmi professore. Anche perché l’altro titolo, Presidente, durerà poco” poi, citando Spadolini ha spiegato: “I presidenti passano, i professori restano”.

Non è l’unico riferimento alla sua storia personale. Ci sono “i sussulti identitari di settentrionale, lombardo, varesino”, che gli sono venuti durante i discorsi di chi lo criticava come nemico del nord e del federalismo. C’è l’italiano all’estero figlio di italiani all’estero (“mio padre è nato in Argentina da emigranti”). C’è soprattutto l’ex commissario europeo ed ex advisor di Goldman Sachs che “trova offensivo il riferimento ai conflitti di interessi e ai poteri forti. Sono espressioni di pura fantasia. Molti sono giovani e non ricordano vicende di 10 anni fa, ma questi poteri forti se le ricordano ancora. Il giorno in cui da commissario europeo proibì la fusione fra due grandi societa americane, benché fosse intervenuto il presidente degli Stati Uniti di allora, l’Economist scrisse che per il mondo degli affari internazionali Mario Monti era il Saddam Hussein del business americano…