Mozione di sfiducia a Fini? Il parere del costituzionalista: impraticabile

Pubblicato il 23 Aprile 2010 11:32 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2010 11:35

Gianfranco Fini

La frase che ha ha fatto scatenare il dibattito è quella pronunciata da Berlusconi ieri dal palco dell’Auditorium della Conciliazione. In uno dei passaggi più concitati della risposta al “j’accuse” di Fini, il premier ha dato un ultimatum: se vuoi fare politica attiva devi dimetterti dal ruolo di presidente della Camera. E’ anche l’opinione dell’omologo di Fini al Senato che l’ha espressa prima dello scontro alla Direzionale Nazionale. Dello stesso avviso anche il coordinatore del Pdl Dennis Verdini che ha assistito incredulo alla requisitoria finiana accanto al presidente del Consiglio.

Non ci ha messo troppo il tam tam sulle dimissioni a risuonare per ogni dove all’interno del Pdl fino alle estreme conseguenze politiche: e se si votasse una mozione di sfiducia in Aula contro Fini?

Un’ipotesi che però il costituzionalista Michele Ainis boccia senza mezzi termini: impraticabile. “Non è prevista dai regolamenti parlamentari nei confronti dei presidenti del Senato e della Camera”, rispettivamente seconda e terza carica dello Stato.

Ma è anche vero che il ruolo che la Costituzione assegna ai presidenti dei due rami del Parlamento è cambiato nel corso delle legislature.  Luciano Violante, a sua volta ex presidente della Camera, ricorda che negli anni  coloro che hanno ricoperto questo ruolo “si sono trovati a esercitare un ruolo crescente di connessione e di raccordo tra tutti i gruppi presenti in Aula”. Ricorda il caso di Nilde Iotti, che ha occupato il più alto scranno della Camera tra il 1979 e il 1992: “lei partecipava eccome, e interveniva alle riunioni degli organi del Pci”.

Nel dibattito interviene anche Irene Pivetti: “Fini non ha alcun obbligo di dimettersi e nessuno può impedirgli attività politica”. Ma secondo Pivetti il problema è figlio del sistema maggioritario: “i presidenti di Camera e Senato, immaginati per un sistema proporzionale ora si ritrovano ad arbitrare tra due contendenti ed è assai evidente se si sbilanciano dall’altra parte”.