Multe a Ignazio Marino: giallo autotutela, il ricorso che ricorso non è

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 novembre 2014 12:59 | Ultimo aggiornamento: 10 novembre 2014 12:59
Multe a Ignazio Marino: giallo autotutela, il ricorso che ricorso non è

Multe a Ignazio Marino: giallo autotutela, il ricorso che ricorso non è

ROMA – Multe a Ignazio Marino: giallo autotutela, il ricorso che ricorso non è. Gli impiegati dell’Agenzia della Mobilità di Roma. Chi gestisce i permessi della Zona a traffico limitato (Ztl). Chi ha avuto accesso ai dati del sindaco, il cui nome è forse stato coperto con il bianchetto nelle stampate dal pc mostrate venerdì 7  novembre da Ignazio Marino. Sono alcune delle persone  che i carabinieri hanno cominciato a sentire dopo la denuncia del sindaco di un accesso illecito al sistema informatico del Campidoglio per “manipolare e falsificare” – sostiene – le informazioni sul suo permesso Ztl. I pm poi decideranno se aprire un fascicolo e delegare altri accertamenti informatici agli stessi carabinieri.

Autotutela, il ricorso che ricorso non è. Lo scandalo multe dell’ormai famosa Panda rossa del sindaco e della controversa vicenda delle multe sospese, da amministrativo e politico diventa anche un thriller giuridico. Tutto ruota intorno al ricorso che ricorso non è, cioè la procedura di “autotutela” messa in moto da Ignazio Marino. Questa procedura, tiene a precisare il sindaco in una nota, “utilizza il termine ricorso in modo atecnico, includendovi anche il procedimento di autotutela”.

Se fosse una pendenza con il Comune, il sindaco decadrebbe. E’ importante la precisazione, perché un sindaco che ha pendenze con il Comune che amministra decade dalla carica, secondo il Testo Unico degli enti locali: cioè quanto si prefiggeva il senatore di Ncd, Andrea Augello, quando ha deciso di presentare l’interrogazione al ministro dell’Interno. Ricordiamo che con l’autotutela, un cittadino può ottenere velocemente l’annullamento di un atto (un verbale, un avviso, una cartella esattoriale) da un’autorità senza ricorrere al giudice.

Nello specifico: nove multe da 80 euro l’una, tutte finite nel terminale dell’ufficio contravvenzioni di Roma Capitale. Eppure, risulta che le sanzioni non sarebbero mai state notificate. Anche se, in qualche modo, il sindaco deve essere stato informato visto che in Campidoglio spiegano che lo stesso Marino avrebbe addirittura presentato il ricorso per la cosiddetta «autotutela» che avrebbe sortito la cancellazione delle sanzioni. A gestire la procedura che – dicono in Campidoglio – può essere attivata da ogni cittadino che si dimentica di rinnovare il permesso della Zona a traffico limitato, sarebbe stata l’Agenzia della Mobilità. (Elena Panarella, Il Messaggero)

Procedura di favore, o dati manipolati? Come funziona l’autotutela. Nn è un vero ricorso, diciamo che si tratta di una facilitazione burocratica che conviene a entrambe le parti: quando un atto è palesemente illegittimo o viziato (per es. una contravvenzione per un’auto non intestata al destinatario; una cartella esattoriale per un tributo non dovuto o già pagato; un verbale che difetti di uno degli elementi essenziali, ecc.) è interesse anche della pubblica amministrazione evitare una causa che la vedrebbe sicuramente perdente. Nello stesso tempo, è anche interesse del cittadino evitare un contenzioso lungo e costoso.

Secondo gli investigatori Marino potrebbe essere stato danneggiato – forse in maniera colposa – dai suoi stessi funzionari. Che avrebbero dimenticato di rinnovargli il pass e che, allo scattare delle prime multe, avrebbero avviato un procedimento tardivo di “autotutela” per bloccarle, inserendo la targa della sua Panda nella white list. Stando ai dati contenuti nel sistema di gestione il 6 novembre, per il senatore Ncd Andrea Augello, «il Comune ha retrodatato dal 12 agosto al 25 giugno l’effetto del rinnovo» mettendo in atto «una procedura che non ha eguali». Ma quegli stessi dati poi sono misteriosamente spariti, come denunciato da Marino. (Elena Panarella, Alessia Marani, Il Messaggero)