Mussolini: Sono tornato. E l’Italia 2018 si fa il selfie con Lui

di Lucio Fero
Pubblicato il 31 gennaio 2018 11:03 | Ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2018 11:03
Mussolini, alias Massimo Popolizio e i selfie nel film Sono Tornato di Luca Miniero

Mussolini: Sono tornato. E l’Italia 2018 si fa il selfie con Lui (foto Ansa)

ROMA – Mussolini: Sono tornato. Tornato in un film nelle sale il primo di febbraio 2018. E tornato anche come nulla fosse nell’oggi, negli umori collettivi e afrori populisti e popolari della italica gente e società appunto del 2018. Se quel Mussolini cinematografico uscisse in carne e ossa dallo schermo farebbe iniziale fatica ad ambientarsi, solo iniziale disorientamento perché scoprirebbe in fretta che al fondo è ancora…a casa.

Come racconta a Fulvia Caprara de La Stampa il regista Luca Miniero, Sono tornato è la trasposizione in ambiente italiano di analoga sceneggiatura che vedeva Hitler tornare in Germania al giorno d’oggi. Durante le riprese in Germania la comparsa in strada di un Hitler sia pure di scena suscitava nervosismo, rabbia, ansia. In Italia riportare in strada un Mussolini suscitava tra la gente che la troupe incontrava una sola emozione e pulsione: farsi un selfie col Mussolini redivivo.

Non certo perché i passanti avidi di selfie fossero tutti neofascisti, accadeva perché erano gente, comunissima gente italiana che del fascismo pensa nulla e, se proprio interrogata, del fascismo ha elaborato un “è passato, e poi e che sarà mai..?”. Da sempre la coscienza collettiva del paese ha tentato, è stata tentata da indulgenze e amnesie nei confronti del fascismo. Accadeva perché la coscienza collettiva e popolare amava essere indulgente con se stessa.

Quindi la narrazione di comodo, storicamente falsa, di un fascismo che, non avesse fatto e perso la guerra e non avesse fatto le leggi razziali, per il resto le avrebbe imbroccate tutte. Quindi la censura e l’oblio o la comprensione silente per gli omicidi di oppositori politici, per la galera ai dissidenti, per l’abolizione delle libertà di stampa, opinione, voto. Quindi il silenzio e la complicità per l’uso dei gas in Africa, per i lager, le sterilizzazioni di massa…Quindi la singolare e al quanto sciocca tesi per cui Mussolini nella guerra ci sarebbe capitato più o meno per caso. Per caso in guerra un regime che la guerra l’aveva predicata, osannata, annunciata, celebrata?

Ma quei selfie di gente vera con il Mussolini finto non sono solo il segno in fondo minimo e ingenuo della grande indulgenza italiana verso la propria storia. Sono qui e oggi qualcosa di più vero ancora.

Mussolini che torna (l’attore è Massimo Popolizio) nel film scopre che subito lo portano in tv. E che in tv quel che dice e pensa va alla grande. Andrebbe così anche nella realtà. Un Mussolini che tornasse davvero, con appena l’accortezza di vestirsi altrimenti che con fascio e fez e camicia nera, sarebbe perfettamente consono a quel che si sente ogni giorno e sera in televisione. E perfettamente a misura di quel che molta gente dice o pensa.

Non sulla guerra certo, ma sull’autarchia culturale, economica e commerciale oggi chiamata “sovranità” Mussolini andrebbe alla grande. E alla grande andrebbe sullo “schifo” per la politica e i politicanti. E alla grandissima andrebbe sulla “razza”.

Mussolini, Sono tornato è un film, solo un film. Chi lo ha prodotto, diretto e recitato ci tengono a dirci che non è un film sul Duce del fascismo di quasi cento anni fa ma un film sull’Italia di oggi 2018. Ci crediamo, sulla parola. E poi ci sono selfie che dicono più di mille parole.