Napoli, ombra di una ‘cricca’ al Teatro San Carlo: “Appalti truccati per il restauro”

Pubblicato il 20 Aprile 2011 11:06 | Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2011 11:09

NAPOLI – Il Teatro San Carlo di Napoli finisce sotto inchiesta. La Procura della città, secondo quanto riportano “Il Corriere della Sera” e “La Stampa”, indaga sull’appalto da 55 milioni di euro per la ristrutturazione del teatro, inserito nella lista dei “Grandi Eventi” per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. E ha invitato il fascicolo alla Procura di Roma perché nella capitale si sarebbero consumati i reati.

Il sospetto dei magistrati è che la gara per l’assegnazione dei lavori sia stata truccata: sotto accusa i criteri seguiti dalla “Struttura di missione della Ferratella”, delegata dal governo a gestire delle commesse, dopo che le cifre dell’appalto sono lievitate sino a 75 milioni.

Nel fascicolo, trasmesso da Napoli ai colleghi romani, si riscontrano nomi e procedure emersi nelle indagini di Firenze e Perugia sulle commesse durante la gestione di Angelo Balducci.

Si legge sulla Stampa: “In una informativa della Mobile si ricostruiscono i diversi passaggi della vicenda: la gara viene vinta da un’Associazione temporanea d’impresa la cui capofila è una impresa pugliese, la Cobar. La gara – i lavori di «restauro, ristrutturazione architettonica e impiantistica per incrementare la produttività teatrale del Teatro San Carlo di Napoli» – viene aggiudicata per un importo di 54.750.249 euro, che alla fine lievita del 30%, raggiungendo circa 70 milioni di euro”.

“Secondo quanto è emerso dalle indagini degli investigatori napoletani, l’appalto non poteva essere assegnato alla Cobar perché era stato violato quanto stabilito dal regolamento della stessa gara: «La cauzione provvisoria dovrà, pena l’esclusione, essere necessariamente intestata (o sottoscritta da) tutte le imprese che costituiranno il raggruppamento». Va da sé che questo non sarebbe avvenuto, secondo le indagini della Mobile di Napoli, avendo soltanto la Cobar – e non anche le altre imprese che facevano parte del Consorzio temporaneo – depositato la polizza fideiussoria”.

E infine la chiave dell’inchiesta: l’ipotesi che addirittura il Consiglio di Stato abbia contribuito a pilotare la gara d’appalto. “Una impresa esclusa dalla gara – si legge sulla Stampa – la Pa.Co. Costruzioni, ha fatto ricorso al Tar, che le ha dato ragione. Ma la Cobar a sua volta si è rivolta al Consiglio di Stato che ha annullato la decisione del Tar. Annotano gli investigatori: «E’ opportuno rappresentare che gli interessi della Cobar venivano tutelati dall’avvocato Patrizio Leozappa, genero del neo Presidente del Consiglio di Stato Pasquale De Lise, soggetto estremamente chiacchierato per aver emesso sentenze a favore delle parti assistite dal genero, poi completamente ribaltate da altri Tribunali»”.