Per vincere Lettieri deve allargare il voto di “piacere”

di Riccardo Galli
Pubblicato il 25 Maggio 2011 15:15 | Ultimo aggiornamento: 25 Maggio 2011 15:15
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Gianni Lettieri e Luigi De Magistris (Lapresse)

NAPOLI – Poco più di cinquantamila voti di vantaggio, 51.272 per l’esattezza. Forte di questo “bottino” Lettieri è il candidato sindaco di Napoli più forte, quello da battere. Il candidato del centrodestra ha ottenuto il 38.5% delle preferenze al primo turno, pari a 179.575 voti. De Magistris, arrivato al ballottaggio un po’ a sorpresa, ha conquistato il 27.5%, che tradotto in voti significa 128.303. Ma la corsa alla poltrona di sindaco di Napoli non si esaurisce in questi numeri. In primo luogo perché bisogna tener conto di tutti quegli elettori che al primo turno hanno votato terzo polo e, soprattutto, di tutti quelli che invece avevano scelto il candidato “ufficiale” del centrosinistra Morcone. E poi perché i dati numerici dei voti, visti quartiere per quartiere, testimoniano una distribuzione delle preferenze che potrebbe riservare delle sorprese. De Magistris va forte in quello che viene definito “voto d’opinione”, mentre l’imprenditore Lettieri ha la sua riserva di caccia e consenso nelle zone disagiate della città, dove storicamente il voto è “di piacere”: tu fai un piacere a me…

Esaminando i risultati di due domeniche fa con attenzione il dato che emerge è che il candidato Lettieri è meno forte di quello che sembra. Supponendo infatti che entrambi gli sfidanti confermino i voti ottenuti al primo turno, a De Magistris basterebbe che al ballottaggio due terzi degli elettori che avevano scelto Morcone, sostenuto da Pd e Sel, gli accordassero il loro voto per battere il candidato del Pdl. L’impresa è tutt’altro che impossibile, l’ex magistrato è diventato ora il candidato ufficiale del centrosinistra e gode dell’appoggio del Pd. Facile e verosimile è quindi che una buona parte di coloro i quali hanno votato per Morcone scelgano ora De Magistris. E anche con una quota di insoddisfatti all’interno di quello che fu l’elettorato di Morcone intorno al 25/30%, il candidato dell’Idv la spunterebbe nella corsa a sindaco. Tanto più che i voti del terzo polo, autore di una buona performance elettorale nel napoletano, ha ottenuto al primo turno circa 45mila voti, verosimilmente si dovrebbero redistribuire in parti più o meno simili tra i due candidati rimasti e l’astensione. Non ha infatti il terzo polo dato indicazioni precise ai suoi elettori, negando ad entrambi i candidati sindaci il loro appoggio esplicito.

Questa panoramica elettorale lascia la partita napoletana su un piano di ampia incertezza. Lettieri ha vinto al primo turno, ma non ha stravinto, anzi. De Magistris ha vinto la sfida interna alla sinistra ma ha un gap da colmare rispetto all’avversario. A Napoli dunque, città dove il centrosinistra non sperava certo di poterla spuntare, il risultato del prossimo ballottaggio è assai incerto. E proprio in considerazione di questo sostanziale equilibrio i due candidati sono in qualche modo costretti ad andare a caccia di nuovi voti.

La fotografia della città dice che De Magistris ha il voto della “Napoli bene”, dei quartieri ricchi quello che viene definito voto d’opinione, cioè il voto ragionato e scelto in base ai programmi e alle persone candidate. Al Vomero ad esempio, quartiere dove vive la borghesia cittadina, l’ex pm ha ottenuto oltre il 40% dei voti rispetto a Lettieri che si è fermato al di sotto del 30%, 28,7% per l’esattezza. Situazione opposta nei quartieri degradati, poveri. A Marianella-Chiaiano è stato il candidato del centrodestra a sfondare il muro del 40% raggiungendo il 42%, mentre De Magistris si è arenato al 19.5%. E sarà in questi quartieri, come Scampia, che si deciderà la partita napoletana. Quei quartieri dove più alta è la percentuale di voto di scambio e dove il voto è meno ragionato e più contrattato.

Sarà in questi quartieri che si deciderà chi sarà il prossimo sindaco di Napoli perché è difficile immaginare che gli elettori di Morcone tradiscano ora De Magistris in blocco, come è difficilmente ipotizzabile che chi ha votato terzo polo voti in massa per l’uno o per l’altro dei candidati rimasti. Come è improbabile che il voto d’opinione cambi opinione. L’unica variabile in grado di spezzare la sostanziale parità è quindi rappresentata dal voto dei ceti popolari. Bassolino prima e Iervolino poi erano riusciti nell’impresa di sommare “borghesia e plebe”, ma Lettieri è oggi più forte di De Magistris in quelle zone. Riuscirà, il candidato del centrodestra, a divenire sindaco di Napoli se riuscirà a tenere salde le periferie e anzi ad aumentare il consenso nei suoi confronti in quelle zone. Se invece il voto “popolare” dovesse spostarsi e regalare qualche punto in più a De Magistris, per il candidato del Pdl la partita si farà molto dura.