25 aprile, Napolitano celebra la festa della Liberazione: “No allo scontro cieco”. Fischiato La Russa

Pubblicato il 25 Aprile 2011 10:50 | Ultimo aggiornamento: 26 Aprile 2011 12:38

ROMA – Tocca al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del 66 anniversario del 25 aprile, festa della Liberazione, deporre una corona d’alloro al Monumento del Milite Ignoto.

E’ stata organizzata all’altare della Patria la cerimonia di consegna della Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria di Mario Pucci, un giovane di venti anni barbaramente ucciso a Firenze il 13 giugno 1938, alla presenza dei Ministri dell’Interno e della Difesa La Russa che è stato fischiato e delle massime autorità civili e militari.

Napolitano ha ricordato che il 25 Aprile quest’anno si inserisce nelle celebrazioni per il 150esimo dell’Unità d’Italia e ha parlato di «forze migliori della nazione impegnate a perseguire gli stessi ideali di libertà, indipendenza e unità». Valori che, ha ricordato il capo dello Stato, nati dall’esperienza risorgimentale, «dovettero poi essere recuperati tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945».

Napolitano ha ricordato che la Liberazione coincise anche con la riunificazione del Paese e ha tracciato un parallelo con «le sfide che ci attendono per il futuro» e che «richiedono un nuovo senso di responsabilità nazionale, una rinnovata capacità di coesione, nel libero confronto delle posizioni e delle idee, e insieme nella ricerca di ogni possibile terreno di convergenza». In vista delle prossime scadenze elettorali, il Presidente ha poi rivolto un appello affinché «non prevalga uno scontro acceso e cieco». Ha auspicato che si affrontino le riforme con «doverosa serietà» e «senza mettere in forse quei principi, quella sintesi di diritti e di libertà, dei diritti e dei doveri civili, sociali e politici, che la Costituzione ha sancito nella sua prima parte».

In un momento di tensione politica il portavoce Idv Leoluca Orlando ha detto: ‘Bisogna ricordare il 25 aprile per sradicare gli allarmanti rigurgiti fascisti testimoniati anche dagli indegni manifesti apparsi a Roma. Il 25 aprile deve essere un patrimonio comune a tutte le forze politiche democratiche e ognuno deve condannare fermamente gli attacchi alla Costituzione che si sono pericolosamente ripetuti negli ultimi giorni. La vittoria sul nazifascismo dalla quale è scaturita la nostra Carta costituzionale è nel dna della nostra forza politica e i membri delle istituzioni devono far fronte comune per difendere questo bene prezioso ultimamente troppo spesso minacciato”.

Nei giorni scorsi alcune provocazioni hanno avvelenato la vigilia e dal centrodestra sono arrivate prese di posizione contro una celebrazione considerata non rapresentativa di tutti gli italiani. E’ toccato al ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, richiamare tutti all’ordine invitando anche gli esponenti del centrodestra a riconoscere il valore della ricorrenza.

Parlando ai soldati nel corso della sua visita ad Herat, il presidente della Camera ha detto: “Oggi ricorre la festa della Liberazione, credo che ognuno di voi e i vostri commilitoni siano idealmente la dimostrazione di come la lotta per la libertà non conosca confini geografici e come nel nome della libertà occorra continuare il massimo dell’impegno”. “Spero – ha aggiunto – che non suoni retorico dire che proprio chi con il tricolore nel cuore e orgoglioso della storia patria è impegnato come voi per liberare il popolo afgano dalla violenza dell’integralismo dalla schiavitù dell’ignoranza, della miseria e del degrado, è il migliore testimone di cosa significhi tanti anni dopo ricordare la festa della Liberazione”, ha spiegato la terza carica dello Stato.

Scritta come Auschwitz. Una scritta uguale a quella situata all’ingresso del lager di Auschwitz, «Arbeit macht frei», ma in linqua inglese, è apparsa la mattina del 25 aprile a Roma, nel quartiere Pigneto. La raccapricciante insegna è stata realizzata nella stessa grafica e con lo stesso materiale di quella del campo di concentramento di Auschwitz che recita «Il lavoro rende liberi», nella versione inglese «Work will make you free». Dure le reazioni del mondo politico romano.

La scritta è stata rimossa nel giro di poche ore, intorno a mezzogiorno. Era stata montata con una serie di saldature sul ponticello pedonale sulla ferrovia, che collega Circonvallazione Casilino al quartiere Pigneto. Rivolta verso l’interno della carreggiata, l’insegna è lunga 4 metri e ciascuna lettera è alta 30 centimetri. È frutto, dunque, di un lavoro abile e lungo. Sulla vicenda indagano la polizia e la Digos.

Dopo la rimozione della scritta in ferro battuto, sul ponticello è stato affisso uno striscione con la scritta «Basta morire uccisi dal lavoro e dall’indifferenza – Comitato no morti lavoro», corredata da quattro stelle a cinque punte.

Le immagini della cerimonia all’Altare della Patria (foto LaPresse)