Napolitano archivia i tecnici. A Monti: “Se ce la fai, giocatela”

Pubblicato il 18 Dicembre 2012 10:13 | Ultimo aggiornamento: 18 Dicembre 2012 10:39
giorgio napolitano

Giorgio Napolitano archivia il governo dei tecnici. L’atto finale la nomina del premier che uscirà dalle urne

ROMA – “Toccherà proprio a Napolitano non dare l’incarico a Monti“: il giorno dopo il discorso del Capo dello Stato non è ancora chiaro a quale destino il presidente del Consiglio in scadenza ambisca. Ma, come sintetizza felicemente la battuta di Jena su La Stampa, almeno su un punto è stato posto il sigillo presidenziale: l’esperienza del governo tecnico è definitivamente archiviata e, nella scelta del prossimo premier, saranno le urne a dare il responso.

Quindi Mario Monti, se lo desidera, per conservare il posto deve correre come tutti gli altri, deve giocarsela. Che il professore sia già pronto, sia pure in posizione attendista, lo rivela il freddo improvviso nei rapporti con il Quirinale, lo conferma il nulla di fatto scaturito dall’incontro con Bersani, incontro che per il quotidiano La Repubblica merita il titolo di prima pagina (“L’intesa non c’è”) più del  “requiem” triste e sconsolato intonato da Napolitano nei confronti della legislatura morente, una “legislatura perduta”.

Sorvolando per il momento sulla ignavia, possiamo dire così, di un parlamento che in 5 anni non ha adottato nessuna delle riforme improrogabili che servono al Paese, a cominciare dalla legge elettorale, Napolitano si prepara all’ultimo atto della sua lunghissima stagione politica. Il varo della prossima legislatura non avverrà nella tempesta di una crisi finanziaria ma Napolitano avverte sulla delicatezza del passaggio: “In gioco è il Paese. Non si bruci il recupero di fiducia nell’Italia manifestatosi negli ultimi tempi”.

Con chi ce l’ha Napolitano, chi è che attenta al patrimonio di credibilità faticosamente guadagnato attraverso sacrifici e tagli? Il responsabile principe dell’accelerazione della crisi, è chiaro, è il Berlusconi che ha voluto una fine anticipata della legislatura. Ma anche Monti ha le sue responsabilità: il suo gesto improvviso,  lo scatto d’orgoglio per sottrarsi al mobbing politico cui certamente lo avrebbe obbligato una sua permanenza, quello scatto d’orgoglio non è estraneo al “brusco esito finale” all’origine del rammarico e della preoccupazione del Capo dello Stato. Mario Monti che smette i panni di tecnico per vestire quelli di politico dissipa la sua dote di neutralità, di competenza sottratta alla verifica contingente del consenso immediato. Lo sa Napolitano, lo sa Bersani che un po’ lo teme, un po’ è costretto a minacciarlo (“Se scendi in campo scontro inevitabile”, La Repubblica).

Exit una legislatura disastrosa. Napolitano si assume il compito del curatore fallimentare. Aprirà la prossima recuperando i valori  e le pratiche democratiche di un Paese normale, ben sapendo che normale non è (Massimo Franco coglie l’apprensione del presidente verso una politica che ha il volto di “un sistema impermeabile  a qualunque novità [che] potrebbe rovinare i risultati raggiunti quasi per forza di inerzia”). Per il Corriere della Sera, “L’obiettivo [di Napolitano] è allontanare i sospetti di aver tifato per un Monti bis”: il professore se vuole il bis si deve buttare  e senza rete, il suo sponsor principale si è defilato.