Napolitano consulta, resta lo stallo. Pdl: Governissimo. M5S: Noi. Pd: No

Pubblicato il 29 Marzo 2013 19:57 | Ultimo aggiornamento: 29 Marzo 2013 20:15

Berlusconi dopo l’incontro con Napolitano (foto Ansa)

ROMA –  “I troppi no ascoltati in questi giorni”. La sintesi della sconfitta del progetto di cambiamento firmato Pier Luigi Bersani, alla fine, la fa Enrico Letta. Con una frase che riassume la delusione del Pd e l’incertezza del quadro politico che si offre a Giorgio Napolitano alla fine di un nuovo giorno di consultazioni. Giorno che in nessun modo sembra essere riuscito a smuovere lo stallo. Al punto che Napolitano, a sera, attraverso il segretario del Quirinale Pasquale Cascella  fa sapere di essersi preso una nuova pausa di riflessione.

Perché il Pd ripete la sua posizione, ovvero che va bene molto ma proprio tutto no. E che nello specifico, ferma la fiducia in Napolitano e l’appoggio alle sue decisioni,  non è “idoneo” pensare a un “governissimo di larghe intese per le troppe divergenze”. Tradotto l’alleanza con Berlusconi, date le condizioni poste dal Pdl e le conseguenze politiche di un eventuale asse, è impossibile.

A chiudere il giro di consultazioni è un Enrico Letta dimesso che, dopo aver ricordato i troppi no spiega: ”Al presidente della Repubblica confermiamo fiducia piena e profonda gratitudine. Non mancherà il nostro supporto responsabile alle decisioni che prenderà”.

Ma che decisioni può prendere Napolitano? Il quadro è complesso. Perché la giornata di consultazioni, iniziata col Pdl e finita col Pd, non dà indicazioni di un possibile sblocco. In mattinata Silvio Berlusconi ha ribadito la disponibilità ad un governo di larghe intese con Pd, Lega e Scelta Civica. Governo che, ha spiegato Berlusconi, si può fare anche con Bersani premier. Ma a condizioni precise, anche se non esplicite. Prima di tutto un nome gradito a Berlusconi al Quirinale. Condizione su cui il Pd, per ora, non è disposto a negoziare.

Poi è stata la volta della delegazione a 5 Stelle, capeggiata dai “soliti” Vito Crimi e Roberta Lombardi. Beppe Grillo, stavolta, da Napolitano non è andato ma tra i due c’è stata una lunga telefonata. Lunga abbastanza da rendere inutile quanto ripetuto dopo dai capigruppo. Il M5S non si muove dalla sua proposta: governo a Cinque Stelle. Stroncata anche la voce del cosiddetto “governo di pseudo-tecnici”. Grillo dice no, che è roba da psichiatria più che da politica.

In mezzo i passaggi di Scelta Civica che continua a chiedere un governo stabile subito come se la composizione del Parlamento fosse un accessorio trascurabile e di Sel che continua a chiedere un governo Bersani contro l’evidenza dei numeri. Il giro delle consultazioni le chiude proprio Letta. Ora a Napolitano resta da riflettere. Un’altra notte di sospensione. Poi, forse, arriverà un nome nuovo.