Napolitano scopre il bluff del decreto: chiuse le discariche dove vanno i rifiuti?

Pubblicato il 25 Novembre 2010 18:14 | Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2010 18:14

Napolitano scopre il bluff del decreto del governo sui rifiuti in Campania. Il governo aveva appena finito di batezzare la situazione non di “emergenza” ma con  l’eufemismo della “elevata criticità”, quando vengono rese note le richieste di “chiarimento” della presidenza della Repubblica prima di firmare l’atto di governo. Richieste che svelano come al Quirinale si giudichi il decreto un pasticcio giuridico nato dalla voglia di salvare la capra del consenso e i cavoli della gestione del ciclo dei rifiuti. Prima incongruenza, prima domanda di Napolitano: il decreto sancisce la chiusura delle discariche ma non indica cosa sostituirà le discariche. Insomma il governo chiude le discariche per quieto vivere ma scarica su Napoli l’impossibilità di trovare un posto ai rifiuti a discariche chiuse. Cava Vitiello, Masseria e Serre chiuse ma “senza individuare soluzione alternative”. E ciò in logico e giuridico contrasto con la natura stessa di “necessità e urgenza” dello strumento del decreto. Insomma il Quirinale chiede al governo: chiudete le discariche, dite che aprirete i btermovalorizzatori entro 36 mesi e nel frattempo?

Seconda “osservazione” del Quirinale: il decreto lascia ai Comun i fino al 31 dicembre del 2011 la gestione e la responsabilità della raccolta e del conferimento dei rifiuti. Ma questo penalizza Napoli cui per legge questi poteri andavano già alla fine di quest’anno e che è l’epicentro dell’emergenza o, se si vuole, della “elevata criticità”. Terza domanda, quella relativa ai poteri dei nominandi commissari addetti alla realizzazione dei termovalorizzatori. Questi possono agire come sottosegretari di governo se si proclama lo “stato di emergenza”, ma se, come fa il governo, lo stato di emergenza non lo si vuole proclamare, allora come si fa a dare ai commissari poteri straordinari?

Domande, richieste di chiarimenti di sostanza e di forma. Domande che svelano come il governo abbia a lungo lavorato a un decreto che doveva spegnere la protesta, scaricare sull’amministrazione della Jervolino la patata bollente, garantire alle province governate dal Pdl la gestione dei termovalorizzatori e impedire la brutta figura della proclamazione dello “stato di emergenza” là dove Berlusconi aveva proclamato la sua più grande vittoria di governo. Troppo, troppa carne al fuoco perché qualcosa non si bruciacchiasse. Ne è vednuto fuori un decreto-pasticcio dove tutto è scritto tranne dove mettere i rifiuti per i prossimi tre anni.