Napolitano firma il decreto sulla manovra. Stralciata la lista dei tagli alla cultura

Pubblicato il 31 maggio 2010 12:19 | Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2010 13:02
Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato il decreto che contiene la manovra economica e finanziaria 2011-2012. Nel testo definitivo sarebbe stato stralciato l’elenco dei 232 enti, fondazioni e istituti culturali contenuti nell’allegato del provvedimento, che aveva ricevuto la critica dello stesso ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. Secondo fonti di Palazzo Chigi nel decreto ci sarebbe comunque una riduzione delle spese per questo settore affidata però alla valutazione del Ministro Bondi.

Le misure in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il decreto legge contenente la manovra economica era stato approvato dal consiglio dei ministri il 25 maggio scorso e consegnato al Quirinale sabato 29. In seguito alla richiesta di approfondire e verificare alcune parti, il governo aveva inviato il 30 maggio al presidente della Repubblica una versione in parte modificata. Il capo dello Stato ha verificato e firmato il provvedimento. Le misure previste entreranno in vigore appena il testo sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, in giornata.

La lista degli enti culturali stralciata dal testo finale. L’articolo 7 del decreto prevedeva che lo Stato cessasse “di concorrere al finanziamento degli enti, istituti, fondazioni e altri organismi”, indicati in un elenco di 232 nomi. Nella lista comparivano anche glorie nazionali come il Vittoriale, la cittadella monumentale costruita sulle rive del lago di Garda dal poeta Gabriele D’Annunzio dal 1921 al 1938 e il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.

Tra gli enti più prestigiosi figuravano poi anche l’Accademia Filarmonica di Bologna, l’istituto nazionale di studi verdiani, le fondazioni intitolate a Einaudi a Torino, a Croce a Napoli, la società dantesca e decine di fondazioni sorte per ricordare anniversari di italiani illustri come Mario Soldati o il Pinturicchio. Ma anche la Triennale di Milano e la Quadriennale di Roma, l’associazione musicale Giovanile (Agimus) e l’Associazione nazionale combattenti e reduci. La società Geografica italiana e le fondazioni Adriano Olivetti di Roma e quelle milanesi Arnoldo e Alberto Mondadori e Giangiacomo Feltrinelli, nonché il museo Poldi Pezzoli. C’erano anche le fondazione Arena di Verona e festival dei Due mondi di Spoleto, le fondazioni Gioacchino Rossini di Pesaro, Giorgio Cini di Venezia e l’Istituto Gramsci di Roma. Le fondazione Lirico-sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari e il Gabinetto Vieusseux di Firenze.

Le critiche del ministro Bondi. Critiche alla lista erano giunte da più parti e anche lo stesso titolare dei Beni culturali, Sandro Bondi aveva detto no ai “tagli indiscriminati alla cultura” dichiarando di sentirsi “esautorato” e chiedendo che la decisione sugli enti a carattere culturale venisse presa insieme al Ministero. “Molti degli enti in quell’elenco – aveva dichiarato Bondi – vanno soppressi, ma alcuni come il Centro sperimentale di cinematografia, la Triennale di Milano, il Vittoriale, non possono in nessun modo essere considerati lussi”.