Napolitano Presidente bis, richiesta in aumento

Pubblicato il 1 Aprile 2013 7:26 | Ultimo aggiornamento: 1 Aprile 2013 1:30

 

giorgio napolitano

Napolitano: “Rimani ancora un po’”

L’invito a Giorgio Napolitano perché si faccia rieleggere, almeno per un po’, Presidente della Repubblica, trova nuovo fiato nella potente voce di Giampaolo Pansa, su Libero, cui fa eco quella di Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera.

Il Corriere si era già fatto promotore della mozione, il 10 marzo, con un editoriale del direttore Ferruccio De Bortoli.

Ma non sono i soli: ci contano Berlusconi e Scelta Civica (sempre meno si parla di montiani) e se ne trova traccia su vari giornali, da Repubblica (Francesco Bei), a Libero (Fausto Caroti) al Corriere stesso (Maria Teresa Meli).

Un po’ meno l’ipotesi di un Napolitano bis sembra entusiasmare almeno una parte del partito, quella rimasta fedele a Pierluigi Bersani, che medita vendetta tremenda vendetta per l’umiliazione inflittagli da Napolitano in nome di un buon senso che sembra non penetrare il segretario del Pd, secondo Franco Bechis su Libero.

Si fanno anche altri nomi, i soliti: Franco Marini, che ha il vantaggio di essere cattolico nella logica dell’alternanza rispetto al  laico Napolitano che lo stesso Pansa auspica in subordine, e  Giuliano Amato; è spuntato i nome di Massimo D’Alema e c’è qualcuno che ancora parla di Mario Monti (Enrico Letta e Dario Franceschini che infatti non hanno mai costituito esempio di eccessiva brillantezza).

Poi c’è l’idea di Romano Prodi, che è stata buttata là da Beppe Grillo, ma sa tanto di trappola per gli sconsiderati del Pd. Grillo li ha eccitati dicendo che Prodi “cancellerebbe Berlusconi dalle carte geografiche” (Bei, Repubblica) e facendo un po’ intendere che lui Prodi lo potrebbe anche votare. Ma non ha detto quel che ben sa chi è andato un po’ in giro e ha capito quanti voti abbia portato proprio a Grillo la comparsa di Prodi sul palco elettorale del Pd a Milano l’ultima sera. Prodi è detestato da milioni di italiani non solo per l’idea di vecchio che propone a quanti vogliono cambiamento, e  i più sono tra i giovani e a sinistra, ma anche per la cattiva gestione del passaggio dalla lira all’euro, che ha avuto conseguenze devastanti per i ceti più deboli.

Su Napolitano invece punta Galli Della Loggia,

“l’Italia comincia ad avere paura. Nel marasma generale essa avverte tuttavia che la Presidenza della Repubblica è rimasta ormai la sola sede possibile di identificazione della compagine nazionale, la sola fonte autorevole di decisioni libere e disinteressate per quanto possono esserlo decisioni umane. Tutto ciò si deve a Giorgio Napolitano. Possiamo allora chiedere sottovoce: perché rinunciare a un simile presidente?”.

Pansa è sulla stessa lunghezza d’onda e auspica che

“una chiamata concorde del Parlamento preghi re Giorgio di «fare gli straordinari». Ossia di farsi rieleggere, sia pure per un tempo limitato. E lui accetti di accollarsi questo nuovo sacrificio. Siamo un Paese in guerra, anche contro se stesso. Per esperienza personale, so che la data di nascita conta. Ma spesso la vita, o il Padreterno per chi ci crede, può chiedere a chiunque un impegno inaspettato e faticoso”.

Certo non male se su 60 milioni che siamo, il nostro futuro resta appeso a un uomo di quasi 90 anni al quale poi, se non fossimo il Paese dove non si può parlare male di Garibaldi e dove esiste il reato di vilipendio, alcune critiche anche forti per quel che ha fatto nell’ultimo anno e mezzo si potrebbero e dovrebbero anche formulare.

Questa aura sacrale che avvolge il Presidente della Repubblica e in particolare ha ammantato Napolitano costituisce in realtà uno dei rischi più grossi che corriamo nella presente mutazione del ruolo del Capo dello Stato, garantito dalle critiche e dalle accuse dalla “irresponsabilità” che gli discende dalla Costituzione, ma ormai facitore di atti politici che contrastano nettamente con il fatto che di essi non è chiamato a rispondere, politicamente, a nessuno.

Pansa arriva a chiedere a Napolitano di restare sulla spinta di un ragionamento complesso, che parte dal fatto che presto

“avremo una prova da superare, decisiva e molto delicata: l’elezione del successore di re Giorgio”.

L’elezione di un nuovo presidente della Repubblica

“non è stata quasi mai un’operazione tranquilla. Ricordo come un incubo il succedersi delle tante votazioni a vuoto che poi ci diedero un capo dello Stato molto popolare, Sandro Pertini. Anche l’elezione di Napolitano arrivò soltanto al quarto scrutinio, allorché fu sufficiente la maggioranza semplice. Ma [questa volta] la scelta del nuovo presidente sarà più delicata di sempre”.

Pansa indica tre principali cause di quella delicatezza.

1. la condizione di agonia dei partiti, messi alle strette da un risultato elettorale che non ha indicato un vincitore indiscutibile;

2. lo sbarco massiccio in Parlamento di una forza antisistema, il Movimento 5 Stelle, che ha l’obiettivo dichiarato di affossare la Repubblica. Per sostituirla con il regno di Gaia, il sogno demenziale di Gianroberto Casaleggio, il guru o il tutore di Beppe Grillo;

3. il carattere che l’istituto presidenziale ha assunto negli ultimi anni”.

Qui Pansa cita Michele Ainis, docente di Diritto costituzionale e editorialista del Corriere della Sera e titolare di una rubrica sullì Espresso, intitolata «Attenti a chi mandiamo al Colle». A parte la durata dell’incarico,

“sette anni, un tempo molto lungo rispetto al poco che durano le legislature in epoche di bordello politico”

Ainis citato da Pansa tocca il nodo cruciale

“della somma di poteri delcapo dello Stato, in grado di sovrastare ogni altro potere. Dal 1948 a oggi, ossia dalla elezione di Luigi Einaudi, sino all’arrivo al Colle di Napolitano, i poteri del Quirinale si sono dilatati di continuo. Siamo ancora in una Repubblica parlamentare che tuttavia è andata acquisendo tratti tipici delle repubbliche presidenziali.

“Napolitano ha rivitalizzato il Consiglio supremo di difesa, crocevia della politica militare. Sempre con re Giorgio, il Quirinale ha sommato il cosiddetto potere invisibile, la moral suasion, la capacità di persuasione, a un potere visibile, ossia l’emanazione degli atti normativi del governo. Decisioni che hanno validità soltanto se vengono firmate anche dal capo dello Stato. Tutti ricordiamo la protesta di Silvio Berlusconi che si lamentava di presiedere un esecutivo a sua volta presieduto dall’uomo del Colle più alto”.

“Da garante il presidente della Repubblica è diventato quasi un governante”.

Ancora una citazione di Ainis:

“Esiste un’ampia zona grigia, dove i ruoli sono intercambiabili. E dove da un momento all’altro il controllore può trasformarsi in decisore. E se il prossimo presidente usasse la controfirma per paralizzare l’azione del governo e sottoporlo alla propria volontà?Formalmente nessuna norma costituzionale verrebbe violata. Ma nella sostanza cadremmo nel più presidenziale dei regimi”.

Ancora Pansa:

“Se il professor Ainis ha ragione, e [Pansa] ritiene che l’abbia, si comprende meglio l’irritazione di Berlusconi e di tutto il centrodestra contro il proposito attribuito al centrosinistra di eleggere un capo dello Stato espresso dalla propria area politica.

Diciamoci la verità: Pierluigi Bersani ha già conquistato le presidenze del Senato e della Camera. Sino a ieri sembrava a un passo da Palazzo Chigi. Pretendere di avere anche il Quirinale era una mossa eccessiva e pericolosa. Anche nelle battaglie istituzionali vale il vecchio detto: il troppo stroppia. E infatti per Bersani è iniziato il declino”.

Prima di arrivare alla perorazione per Napolitano bis, però, Pansa definisce un diverso identikit, senza spiegare come i due concetti si connettano:

“Il nuovo presidente della Repubblica, uomo o donna che sia, deve essere un moderato imparziale, senza legami con la Casta partitica”.