Terremoto in Emilia, Napolitano: “Rivedere rischio sismico e di stop produttivo”

Pubblicato il 7 Giugno 2012 13:23 | Ultimo aggiornamento: 7 Giugno 2012 14:00

BOLOGNA – Bisogna rivedere “il piano di sicurezza nazionale rispetto al rischio sismico”. E’ quanto ha chiesto il presidente Giorgio Napolitano oggi da Bologna sottolineando che bisogna “ricalibrare” la mappa del rischio sismico in Italia. Parlando delle zone colpite dal sisma, il capo dello Stato ha detto: ”Abbiamo innanzitutto delle vittime da piangere, e non sono poche, hanno pagato con la vita certe circostanze. Essere schiacciati dalle mura del luogo dove si lavora e’ spettacolo che ferisce. E’ un problema che dobbiamo affrontare”. Napolitano ha poi sottolineato che è necessario ”affrontare il problema del rischio di una regressione nelle attivita’ produttive” in una zona che rappresenta ”un’area di eccellenza, sia per il suo patrimonio artistico, sia per il suo grado di alto sviluppo economico”.

Ha firmato il decreto per le zone terremotate ”ad occhi chiusi” quando e’ arrivato ieri sera sul suo tavolo, ”ma guardandolo oggi mi pare proprio che rappresenti una buona risposta” all’emergenza, ha aggiunto Napolitano. ”Lo Stato e’ qui”, e’ presente in tutte le sue istituzioni e c’e’ attenzione sia al Quirinale che alla Presidenza del Consiglio. ”Sono qui per vedere ed ascoltare e riferiro’ al governo”, ha aggiunto.

”Vorremmo che con l’Italia della generosa e immediata risposta all’emergenza ci fosse anche l’Italia della piu’ ordinaria e faticosa rapidita’ di prevenzione”, ha detto il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, rivolgendosi al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo intervento al vertice di Bologna sul sisma.

”I 26 morti per le scosse del 20 e 29 maggio, gli oltre 40 per l’alluvione dello scorso anno, sono un prezzo assurdo e insostenibile – aggiunge – che un Paese civile ed evoluto come il nostro non puo’ piu’ permettersi”.    Per Gabrielli ”non ci sono ragioni economiche o alibi pseudo storico-culturali che possano giustificare un sistematico disprezzo per le regole, un bizantino rinvio di disposizioni che impongono comportamenti virtuosi”.

Quello della ricostruzione e’ ”un pensiero ed un assillo”, e ”c’e’ un limite alla generosita”’ dei sindaci dei comuni colpiti dal sisma. ”Non possono fare tutto loro, alla ricostruzione ci dobbiamo pensare noi”, ci deve pensare lo Stato, ha aggiunto il presidente della Repubblica.  Le istituzioni locali infatti, secondo il capo dello Stato, devono ora mostrare ”l’impegno comune e non uno scarico di responsabilita’, una volonta’ di corretta divisione dei compiti e dei ruoli. Servono oggi le prove, da parte vostra, di senso di coesione, di responsabilita’ e di slancio comune”.