Napolitano non si dimette: da commissioni Governo “balneare”?

Pubblicato il 30 Marzo 2013 12:46 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2013 14:05

Giorgio Napolitano (Foto Lapresse)

Elezioni anticipate con voto a luglio? L’ipotesi prende corpo anche se il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dice che non lo riguarda, perché lui è ormai in semestre bianco e il tema delle elezioni anticipate lo dovrà affrontare il suo successore.

Mentre Pierluigi Bersani vede svanire il sogno di diventare primo ministro e rischia di ridurre il Pd alle dimensioni del Pc francese prima della quasi totale scomparsa, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sparigliato un po’ tutte le previsioni della mattina del sabato di vigilia di Pasqua: non ci saranno né un governo istituzionale nè le dimissioni dello stesso Napolitano, per accelerare i tempi di nuove elezioni, cosa che comunque non sarebbe potuta avvenire.

Così ha lanciato una soluzione un po’ italiana e un po’ pretesca, quella delle due commissioni, che non si capisce bene a cosa serviranno se non a consentire il dialogo fra i partiti in lotta fra loro.

D’altra parte, se Napolitano, come quasi tutti davano per certo, si fosse dimesso, avrebbe significato due cose:

1. che comunque l’Italia non avrà un nuovo Presidente della Repubblica prima di maggio e questo, che sarebbe già un fatto deprecabile di per sé, diventa ancora più grave nell’attuale momento politico e economico in cui ci sbattiamo. Se la sentono davvero Napolitano e i suoi non sempre avvedutissimi consiglieri di lasciare l’Italia per un mese nella guida provvisoria del Presidente del Senato, Pietro Grasso, dei cui meriti come combattente della mafia quasi nessuno ha motivo di dubitare, ma della cui avvedutezza come leader politico lui stesso ha dato molte ragioni di essere perplessi, presentandosi in diretta tv a una trasmissione per replicare ad accuse di un giornalista, Marco Travaglio, su una polemica che ancora non è finita su temi certamente fondamentali ma non tali da giustificare mai e in nessun caso il comportamento dello stesso Grasso.

2. Che tra elezione del Presidente, elezioni politiche generali e formazione del Governo, non ne avremo uno nuovo fino all’autunno. Ha un senso lasciare l’Italia in mano a Mario Monti, la cui credibilità interna e esterna è sotto zero, per tanto tempo così? Napolitano sembra intenzionato a farlo, a meno che i partiti non trovino un accordo entro il prossimo aprile.

Anche se con l’annuncio delle commissioni un po’ di pressione è stata allentata, per Napolitano sarà comunque una Pasqua tormentata e per noi con lui, perché l’ Italia, dopo un anno della peggiore gestione che potesse arrivarci addosso con il Governo di Mario Monti, è allo stremo. Lo testimoniano le strade vuote, come a ferragosto, i negozi senza clienti, il crollo della Pasqua.

Non c’è tempo da perdere, lo spread risale, la Borsa italiana è la peggiore in Europa, il lungo fine settimana di Pasqua dà un giorno di più a Napolitano, ma non si potrà andare oltre, anche da Washington chiamano preoccupati.

La Borsa riaprirà martedì, con  l’annuncio di sabato forse Napolitano è riuscito a rasserenare un po’ gli animi e ha anche guadagnato più tempo per

“attaccarsi al telefono per un supplemento di indagine con Pd e Pdl, sperando che la moral suasion possa miracolosamente funzionare. […Ma] al Quirinale ieri sera si facevano poche illusioni. “Le posizioni si elidono, allo stato non c’è alcuna possibilità di formare un governo”. Oltretutto, ha fatto notare Napolitano nel colloquio con Crimi e Lombardi, “per convincere le forze politiche ci vorrebbe un capo dello Stato con i pieni poteri e io non li ho più””.

(Francesco Bei, La Repubblica).

Napolitano ha detto due frasi importanti, parlando in modo informale:

1. “Non sono disponibile a fare governicchi alla fine del mio mandato e all’inizio di una nuova legislatura”

2. “Un governo del presidente senza il presidente, come si fa? Forse è meglio che sia il prossimo inquilino di queste stanze a far partire, se ci riesce, un esecutivo del genere… almeno potrà sostenerlo con la forza della propria carica”

(Marzio Breda, Corriere della Sera).

Il senso è chiaro e lo si capisce anche meglio se si ricordano i tre errori molto gravi commessi da Napolitano negli ultimi due anni: 1. avere concesso a Berlusconi quel mese di vita in più che gli consentì di raccattare un po’ di voti per durare ancora qualche mese;

2. non avere sciolto le Camere subito dopo il voto di sfiducia a Berlusconi che Napolitano invece non consentì;

3. avere imposto Mario Monti con una procedura che tra qualche anno, quando sarà possibile esaminare in modo critico e con gli occhi non bendati il comportamento del Presidente della Repubblica, qualcuno avrà il coraggio di definire per quello che fu.

Pierluigi Bersani, come ricorda Ugo Magri sulla Stampa si è spiaggiato, come il balenottero che è, davanti alla richiesta di Berlusconi

“di un governo delle «larghe intese», tutti dentro meno che Grillo, dunque a braccetto insieme Pd, Pdl, Scelta Civica e Lega. Per Bersani, che da un mese grida forte «mai con il centrodestra», sarebbe peggio di una giravolta, lo accuserebbero di aver sottoscritto alla maniera del Faust un patto col demonio”.

Enrico Letta ha detto: ” “Sosteniamo Napolitano, ma no a un governissimo”, reso “non idoneo”, nella versione tra “forze politiche tradizionali”, dai contrasti aspri tra le forze politiche”. Per Magri,

“di fatto, è crollata l’ultima chance di vedere Bersani a Palazzo Chigi”.

Ma i veti incrociati dei partiti, che Francesco Bei sintetizza nei

“tre “no” insuperabili: quello di Berlusconi a un governo del presidente, quello del Pd a un governo di grande coalizione e, infine, il no di Grillo a quel “governo del cambiamento” proposto invano da Bersani”.

Le dimissioni di Napolitano, che comunque se ne deve andare il 15 maggio,  non avrebbero avuto alcun effetto per mettere la povera Italia in stabilità.

Infatti, causa le elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia, un nuovo Presidente della Repubblica non si potrà avere prima dei primi di maggio:

elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia si terranno il 21 aprile e da esse devono essere indicati i rappresentanti di quella Regione che faranno parte del corpo dei grandi elettori del Presidente della Repubblica. Quindi niente elezioni del Presidente fino a fine aprile o più probabilmente, per l’intreccio di domeniche e ponte del primo maggio, agli inizi di maggio. Questo in realtà dovrebbe neutralizzare gli effetti sul calendario di eventuali elezioni anticipate di Giorgio Napolitano”

che invece ne avrebbero di dirompenti sul piano internazionale e su quello interno.

Il nuovo Presidente avrà i pieni poteri che Napolitano  non ha più (semestre bianco) per sciogliere le camere e indire nuove elezioni, anche se la sua nomina non sarà facile, a dare retta a Lina Palmerini, che sul Sole 24 Ore ha scritto:

“Tenendo conto che il Pd è lacerato e che il Pdl non ha i numeri per eleggerne uno di suo gradimento, si passerà da un un vicolo cieco a un altro”.

Solo Stefano Folli, sul Sole 24 Ore, sembra pensarla diversamente dalla maggioranza degli altri commentatori:

“L’alba è vicina quando la notte è più buia. Napolitano è ancora deciso, nonostante le amarezze, a ottenere il via libera dei partiti sul suo schema. Ma occorrerà uno sforzo di fantasia, immaginare un esecutivo costruito intorno a una miscela inedita di politica e istituzioni”.

Si era pensatore a un “Governo del Presidente” affidato al Presidente della Corte Costituzionale, Franco Gallo (enfasi sulla urgente riforma elettorale) o al direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni (enfasi sul rapporto con i mercati internazionali) o al presidente del Senato Pietro Grasso (combinando il ruolo istituzionale, l’appartenenza al Pd, il fatto che lo votarono anche alcuni del Movimento 5 Stelle)?

C’è da sperare che ora i partiti si trovino d’accordo, in qualche fortunosa maniera su una specie di Governo balneare, come quelli che partoriva la Dc per superare le crisi estive. Alla luce di quanto si è visto sopra e delle considerazioni dello stesso Napolitano, un Governo del genere può traghettare l’Italia da un Presidente della Repubblica a un altro. Poi saranno gli elettori a decidere.

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