Di Pietro: “Napolitano, tradisci la Costituzione, non vuoi si indaghi su di te”

Pubblicato il 20 luglio 2012 14:21 | Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2012 14:32
antonio di pietro

Antonio Di Pietro (foto Lapresse)

TERMOLI (CAMPOBASSO) – Antonio Di Pietro alza il tiro contro Giorgio Napolitano: “Tradisce la Costituzione”. Il motivo? Secondo Di Pietro, Napolitano “chiede di intervenire per fermare indagini che lo riguardano”. Il riferimento è alla trattativa Stato-Mafia: Napolitano ha dato all’Avvocatura dello Stato l’incarico di sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Secondo lui sbagliano i pm di Palermo (che indagano sulla trattativa Stato-mafia) a non distruggere le intercettazioni che riguardano lui e Nicola Mancino, perché se le telefonate del capo dello Stato sono considerate “irrilevanti” ai fini dell’indagine dovrebbero essere eliminate.

Invece Di Pietro la pensa diversamente: ”A mio avviso il Quirinale sta predicando bene e razzolando male. Lo dico ben sapendo e rendendomi conto della gravità delle mie affermazioni”, ha aggiunto il leader dell’Idv a scanso di equivoci.

Di Pietro individua anche quella che secondo lui è una contraddizione nel comportamento di Napolitano: ”Ma è di ieri, il presidente della Repubblica ha detto ai famigliari di Borsellino e degli uomini della scorta, morti ammazzati, che non può esserci ragion di stato che giustifichi un ritardo, un blocco o una impossibilità di cercare la verità. Egli + la stessa persona che, per ragion di stato, ha sollevato la questione di conflitto di attribuzione davanti alla corte Costituzionale. Cioè, è la persona che ha sollevato la Ragion di Stato per un fatto che egli stesso riconosce che non può esserci ragion di stato che impedisca l’accertamento della verità”.

Napolitano, dal canto suo, ha confermato fermezza nella propria scelta: ”Fino alla scadenza del mio mandato, che avrà, lo ribadisco, comunque termine entro il maggio 2013, ho da concentrarmi e mi concentrerò sullo svolgimento dei miei compiti e doveri senza indulgere a riflessioni retrospettive perlomeno precoci”.

Poi ha ribadito ancora una volta: “‘Non ho nulla da nascondere, ma un principio da difendere, di elementare garanzia della riservatezza e della libertà nell’esercizio delle funzioni di capo dello Stato. Mi spiace che da parte di qualcuno non si intenda la portata di questa questione”.