Duello Napolitano-Bossi: “Chi governa rispetti il tricolore”. “Niente festa senza federalismo”

Pubblicato il 7 Gennaio 2011 17:12 | Ultimo aggiornamento: 7 Gennaio 2011 19:45

Giorgio Napolitano

L’avvio delle celebrazioni sull’Unità d’Italia sono state l’occasione per un duello (verbale naturalmente, e a distanza) tra il presidente della Repubblica Napolitano e il leader della Lega Umberto Bossi.

Ritrarsi dall’impegno a celebrare il centocinquantesimo anniversario della Unità d’Italia ” non giova a nessuno, non giova a rendere più persuasive, potendo invece solo indebolirle, le legittime istanze di riforma federalistica e di generale rinnovamento dello Stato democratico”, ha detto oggi, 7 gennaio, il presidente Giorgio Napolitano nel suo discorso al Teatro Valli di Reggio Emilia per avviare le cerimonie ufficiali dei centocinquant’anni dall’unità d’Italia.

Giorgio Napolitano ricorda che ci attendono e ci incalzano prove difficili e dure ”in un delicato contesto europeo e in un arduo confronto internazionale”, prove per cui ha già espresso ”preoccupazioni”. Adesso, a Reggio Emilia, aggiunge ”che la premessa per affrontarle positivamente” è fare leva sulla unità nazionale e respingere ”impulsi disgregativi”.

”Vorrei solo dire – ha affermato Napolitano – che la premessa per affrontare positivamente queste prove, mettendo a frutto tutte le risorse e le potenzialità su cui possiamo contare, sta in una rinnovata coscienza del doversi cimentare come nazione unita, come stato nazionale aperto a tutte le collaborazione e a tutte le sfide, ma non incline a riserve ed ambiguità sulla propria ragion d’essere e tanto meno ad impulsi disgregativi che possono minare l’essenzialità delle sue funzioni, dei suoi presidi e delle sua coesione”. L’unità nazionale, ha concluso il capo della Stato ”fu la causa cui tanti italiani dedicarono il loro impegno e la loro vita”.

Tutti, ma ancor di più chi ha responsabilità di rappresentanza e di governo deve rispettare il Tricolore che è un simbolo unitario indicato nella Costituzione, ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in uno dei passaggi più applauditi del discorso al Teatro Valli. ”Non fu per caso – ha detto – che venne collocato all’articolo 12 il riferimento al tricolore italiano come bandiera della repubblica. Riferimento sobrio, essenziale, ma imprescindibile. I costituenti vollero farne, con quella collocazione nella Carta, una scelta non solo simbolica di principio. E dato che nessun gruppo politico ha mia chiesto che vengano sottoposti a revisione quei ‘Principi fondamentali’ della nostra costituzione ciò dovrebbe significare che per tutti e pacifico l’obbligo di rispettarli. Comportamenti dissonanti con particolare riferimento all’articolo sulla bandiera tricolore, non corrispondono alla fisionomia e ai doveri di forze che abbiamo ruoli di rappresentanza e di governo”.

A stretto giro arriva il commento di Umberto Bossi, che mette una condizione prima di accogliere l’invito di Napolitano a festeggiare l’Unità: “Celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia senza il federalismo, con tutto ancora centralizzato a Roma, sarebbe una cosa negativa” ha detto il leader della Lega. “Il federalismo è una speranza”, ha aggiunto Bossi, rientrato a Gemonio dopo una decina di giorni di vacanze tra Ponte di Legno e Calalzo di Cadore. “Bisognerebbe – ha concluso – almeno arrivare a realizzare il progetto di Cavour”.

E’ stato Napolitano stesso a smussare la polemica. Dopo le parole di Bossi ha infatti dichiarato: ”Abbiamo ereditato questo Stato anche con le sue tare. E’ fondamentale che ci adoperiamo insieme per superarle. Mi auguro che ci ritroveremo tutti in questo spirito”.

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