Negazionisti di governo: aprire tutto e subito, tranne la scuola

di Lucio Fero
Pubblicato il 19 Aprile 2021 8:24 | Ultimo aggiornamento: 19 Aprile 2021 8:24
Negazionisti di governo: aprire tutto e subito, tranne la scuola

Negazionisti di governo: aprire tutto e subito, tranne la scuola FOTO ANSA

Negazionisti di governo perché stanno e sostengono il governo. E perché negazionisti? Perché di fatto negano che sia ancora in atto una pandemia. Propongono, esigono infatti che ristoranti siano aperti subito anche al chiuso. Propongono, esigono non vi siano più limitazioni orarie agli spostamenti, quindi l’abolizione immediata del cosiddetto coprifuoco alle 22. Poi propongono, esigono che piscine e palestre ripartano subito e in toto. Propongono, esigono che il 26 aprile non sia solo una scommessa, il rischio detto da Draghi calcolato, una tappa (peraltro ampia) delle riaperture ma sia la data della fine delle misure di contenimento.

Fine delle misure di contenimento

Proporre, anzi esigere subito la fine delle misure di contenimento suppone la convinzione, la certezza che l’epidemia sia finita. Un po’ difficile da pensare con circa 15 mila contagi giornalieri ufficiali e con una popolazione di infetti intorno al mezzo milione. Con il fatidico Rt poco sotto 1 significa ancora settimane e mesi di contagi sopra i diecimila giornalieri (quota cinquemila quella indicata come credibile soglia di ritirata del contagio). Eppure evidentemente lo pensano. Oppure è pura, genuina, assoluta incoscienza. Incoscienza del reale, non conoscenza, voluta non conoscenza e rifiuto della realtà. Negazionismo, sostanziale negazionismo della realtà.

Fedriga il campione

Il campione dell’aprire tutto e subito, la pandemia è finita e Massimiliano Fedriga presidente Regione Friuli e miglior interprete esterno della linea di azione di Salvini. Salvini ha ottenuto molto: si è intestato le riaperture annunciate da Draghi. Ma a Salvini non basta ciò su cui 48 ore fa aveva messo la firma. I ristoratori non vogliono lavorare solo all’aperto, vogliono tavoli e clienti al chiuso, quel che si esige a contagio sparito. Palestre e piscine non vogliono un calendario a tappe progressive, vogliono quel che si dà quando contagio non c’è più. Un pezzo d’Italia politica e sociale è disposto, anzi esige uniformare la situazione sanitaria alla sua condizione economico-umorale. Un pezzo d’Italia politica e sociale vuole, fortemente vuole negare che contagio e Covid ci siano ancora.

Eccezione scuola

Una sola eccezione in  questa pressante pretesa a riaprire tutto e subito. Dalla Lega, da Fedriga a nome delle Regioni, dai sindacati, dalla sinistra alternativa e dalla sinistra di governo, da Fratelli d’Italia della Meloni fino a quel che è ed era Rifondazione comunista tutti d’accordo su una sola cosa che non può riaprire tutto e subito: la scuola.  Presidi e Presidenti di Regione, sindacati e destra di lotta e di governo dicono che non è possibile, che è rischioso. Una sola cosa dunque si valuta possa e debba aprire poco o anche no: la scuola. Questa cultura, questa pratica, questa ideologia, questo sentire che un  ristorante vale, conta, pesa, merita di più di una scuola dà la misura minima del nostro tessuto sociale. Misura minima che pagheremo a caro prezzo.