Nichi Vendola assolto anche in Appello: non fu abuso d’ufficio

di Isabella Maselli (Ansa)
Pubblicato il 18 febbraio 2015 1:26 | Ultimo aggiornamento: 17 febbraio 2015 23:16
Nichi Vendola assolto anche in Appello: non fu abuso d'ufficio

Nichi Vendola assolto anche in Appello: non fu abuso d’ufficio

(ANSA) – BARI – Non ci fu alcun abuso nel concorso da primario in ospedale che è costato a Nichi Vendola e Lea Cosentino due gradi di giudizio. La corte di Appello di Bari ha confermato per entrambi gli imputati l’assoluzione decisa in primo grado nell’ottobre 2012, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato. Dopo un’udienza durata circa tre quarti d’ora e una camera di consiglio altrettanto breve, i giudici dell’appello – come chiesto anche dalla Procura Generale – hanno confermato la sentenza di assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste” per il presidente della Regione Puglia e per l’ex direttore generale della Asl di Bari.

Si conclude un calvario durato 5 anni”, ha detto il leader di Sel. “Sono soddisfatta e serena”, ha commentato l’ex dg. I fatti contestati nel procedimento che si è concluso oggi in secondo grado, si riferiscono al periodo compreso fra settembre 2008 e aprile 2009 e riguardano la selezione per un posto da primario di chirurgia toracica all’ospedale San Paolo di Bari, vinto dal professor Paolo Sardelli.

Gli inquirenti baresi contestavano a Vendola di aver istigato l’allora direttore generale della Asl Lea Cosentino a riaprire i termini per la presentazione delle domande per accedere al concorso, con l’obiettivo di assicurare a Sardelli l’assunzione quinquennale. In primo grado l’accusa aveva chiesto per i due imputati la condanna a 20 mesi di reclusione e il dottor Marco Luigi Cisternino, uno dei tre medici che aveva partecipato al concorso prima della riapertura dei termini, aveva chiesto i danni costituendosi parte civile. Per il gup prima e per i giudici dell’appello ora, “il fatto non sussiste”.

“Si compie, dopo cinque anni di turbamento e travaglio, la mia vicenda giudiziaria”, ha detto Vendola che oggi non ha partecipato all’udienza. C’era il suo legale, l’avvocato Vincenzo Muscatiello. E c’era la coimputata, Lea Cosentino, con i suoi difensori, Massimo Roberto Chiusolo e Francesca Conte. “Sono soddisfatta e serena e aspetto, come ho sempre fatto, di difendermi nei processi e non dai processi”, ha detto Lea Cosentino lasciando il palazzo di giustizia barese e facendo riferimento agli altri tre processi sulla sanità pugliese che la vedono imputata. “Cinque anni di calvario finiscono qui. – ha concluso Vendola – La mia estraneità è la conferma del fatto che in tutta la mia vita ho fatto del rispetto della legge e della legalità la bussola con cui ho orientato i miei passi”..