Nicola Zingaretti indagato per presunto finanziamento illecito. Lui: “Fiducia nella giustizia, non temo bassezze M5s”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 19 marzo 2019 21:35 | Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2019 6:08
Nicola Zingaretti indagato per presunto finanziamento illecito. Lui: "Fiducia nella giustizia, non temo bassezze M5s"

Nicola Zingaretti indagato per presunto finanziamento illecito. Lui: “Fiducia nella giustizia, non temo bassezze M5s”

ROMA – Neanche il tempo di pregustare la rimonta dei sondaggi che per Nicola Zingaretti già arrivano i primi grattacapi. Secondo il settimanale L’Espresso il neo segretario del Pd sarebbe indagato dalle Procure di Roma e Messina per presunto finanziamento illecito ai partiti. Ma lui si dice “fiducioso nella giustizia e totalmente estraneo ai fatti”. 

Il coinvolgimento di Zingaretti risulterebbe dalle dichiarazioni fatte dagli avvocati siciliani Piero Amara e Giuseppe Calafiore, arrestati nel febbraio 2018 per corruzione in atti giudiziari e che un mese fa hanno patteggiato 3 e 2,9 anni a testa. L’Espresso ha letto gli interrogatori inediti dei due legali in cui descrivono ai pm il loro modus operandi, facendo nomi e circostanze anche di altri big della magistratura e della politica.

Stando a quello che scrive l’Espresso, sotto inchiesta ci sarebbe anche Silvio Berlusconi, per presunta corruzione in atti giudiziari su una sentenza dei giudici del Consiglio di Stato che, secondo l’accusa, gli consentì di non cedere parte del pacchetto azionario di Mediolanum, come aveva invece stabilito la Banca d’Italia. Per quanto riguarda Zingaretti l’indagine è portata avanti dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Stefano Fava e prenderebbe spunto in particolare dalle dichiarazioni di Calafiore.

Il governatore della Regione Lazio, dice l’Espresso, sarebbe stato citato dal socio di Amara in un interrogatorio dello scorso luglio, su alcune domande dei pm su Fabrizio Centofanti, ex capo delle relazioni istituzionali di Francesco Bellavista Caltagirone che, diventato imprenditore, era in affari con Amara e in buoni rapporti con Zingaretti. Inoltre, prosegue il settimanale, lo stesso si sarebbe professato sicuro di non essere arrestato grazie a erogazioni fatte per favorire l’attività politica di Zingaretti. L’Espresso cita i verbali, secondo i qiali i pm chiedono a Calafiore se si tratti di erogazioni lecite e l’avvocato risponde: “Assolutamente no, per quanto egli mi diceva. Non so con chi trattava tali erogazioni. Lui mi parlava solo di erogazioni verso Zingaretti. Mi disse che non aveva problemi sulla Regione Lazio perché Zingaretti era a sua disposizione. Me lo ha detto più volte, prima della perquisizione”. Finora però prove delle presunte erogazioni non sono state trovate.

Tra i primi a commentare la notizia i 5 Stelle hanno già urlato alle dimissioni. “Un bel battesimo che non sorprende – si legge in una nota M5s – visto che era già stato indagato per Mafia Capitale. Perdi il pelo ma non il vizio: bentornato Pd, ci eri mancato”.

Zingaretti però non si lascia “intimidire dalle bassezze M5s” e fiducioso commenta: “Voglio affermare di essere estremamente tranquillo perché forte della certezza della mia totale estraneità ai fatti che, peraltro, sono stati riferiti come meri pettegolezzi ‘de relato’ e senza alcun riscontro, come affermato dallo stesso articolo del settimanale”. 

Fonte: L’Espresso