Niente schioda l’elettore: con Pdl e Lega il 49%, tutte le opposizioni fanno 43%

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 2 Febbraio 2010 - 15:48| Aggiornato il 21 Ottobre 2010 OLTRE 6 MESI FA

Se metti insieme tutte le opposizioni, anche quelle che insieme non stanno, fai più o meno 43 per cento delle intenzioni di voto. Se metti insieme il Pdl e la Lega, che insieme stanno eccome, fai più o meno 49 per cento delle intenzioni di voto. E’ trascorso più o meno un anno e mezzo da quando Berlusconi si è ripreso il governo del paese e l’elettorato è rimasto più o meno immobile, dove stava un anno e mezzo fa. Eppure ne sono successe tante, a favore e a danno di Berlusconi.

L’elettorato ha appreso e digerito che il premier ama “giocare” con ragazze disinvolte, anche a domicilio. Ha visto il premier in prima fila nell’emergenza e nella ricostruzione in Abruzzo. I disoccupati hanno varcato quota due milioni e non ci sono mai stati tanti lavoratori in cassa integrazione. Il Pd si è dilaniato, diviso e confuso. Il Parlamento ha fabbricato o sta fabbricando una dozzina di leggi, ad personam o ad veritatem, che comunque difendono, proteggono ed esentano il premier dai processi e dalla giustizia. In Calabria c’è stata la prima rivolta etnica e la prima pulizia etnica. Le tasse non sono calate. La spesa pubblica non si è fermata. Il premier è stato aggredito in piazza…Queste e altre cose sono accadute, tutte scivolate sulla pelle dell’elettorato come goccioline d’acqua che presto evaporano.

L’ultimo sondaggio, quello Ipsos Sole 24Ore, insieme ad altri sondaggi tutti sostanzialmente concordi, ci dice che esiste un’Italia reale e che almeno un trio di Italie immaginarie sono in circolazione. Immaginaria è l’Italia raccontata da Di Pietro, dal popolo viola, dalla sinistra radicale. Immaginaria, del tutto immaginaria è l’Italia che “non ne può più” di Berlusconi. Semplicemente quest’Italia non c’è: se la raccontano tra loro un italiano su dieci, al massimo due su dieci. Se la raccontano per sentirsi tanti. Il racconto li conforta.

Immaginaria è l’Italia che attende con ansia riforme, dolorose ma necessarie. Che non vede l’ora nasca e governi un centro sinistra serio e riformista, moderato ma spietatamente concreto ed efficiente. E’ l’Italia che si raccontano bussi alla porta i vari D’Alema e Casini, l’Italia che dovrebbe essere quella del Pd, se il Pd sapesse davvero cosa è davvero lui stesso. Se c’è, questa Italia è un’Italia del 30 per cento scarso. Perchè il Pd e l’Udc non li puoi sommare davvero e, anche se fosse possibile, sarebbe sempre un italiano su tre o giù di lì: 35 per cento. Senza contare che questa “Italia riformista”, sempre minoranza nella storia italiana, sempre si scompone di fronte a qualsiasi vera riforma.

Terza Italia immaginaria quella del 68% per cento di applauso e gradimento. L’Italia raccontata da Berlusconi, tutta pervasa dall’amore per il premier. Anche questa Italia nella realtà non c’è. Berlusconi e Bossi hanno la maggioranza netta dei voti e dei consensi, ma quasi mezza Italia resta, a vario titolo, non convinta, non sedotta, avversaria ed ostile. E, con tutto il rispetto, qualcosa vorrà pur dire se l’Italia “berlusconiana” è soprattutto abitata da casalinghe e cittadini con bassa scolarità. Nessuno si offenda, è un dato della realtà, così come è un dato della realtà che l’Italia del Pd sia abitata soprattutto da impiegati pubblici e pensionati.

Detratte le Italie immaginarie, immaginate e raccontate dalla politica sempre parlante, resta l’Italia che c’è. Mica tanto ottimista e tranquilla sul portafoglio: per il 71 per cento siamo nel pieno della crisi economica oppure il peggio deve ancora venire. Il peggio “è passato” solo per il 26 per cento, questa la “crisi percepita” come direbbero i sociologi. Questa Italia vera che non crede neanche un po’ a Sacconi, Scajola, Gasparri, Cicchitto e Capezzone che ogni sera raccontano che la crisi è finita, e pure in gloria e bellezza, questa Italia vera si affida per i tempi che sente cupi a Berlusconi e Tremonti. E anche a Bossi e alla Lega. Non perché sia terrorizzata dell’esser rapinata in casa come racconta ogni sera il Tg di Minzolini. Si sentono sicuri, al riparo dalla criminalità là dove vivono, il 77 per cento degli italiani. Solo il 22 per cento dichiara di sentirsi “insicuro” ed esposto. Si affidano a Berlusconi e Tremonti e anche a Bossi la maggioranza dei disoccupati e dei giovani senza lavoro e dei lavoratori a basso reddito. Credono che il riparo dalla crisi si costruisca a destra, stimano che il ristoro dalla crisi, perfino l’assistenza di Stato, possa venire meglio e più dalla destra che da altre culture e pratiche politiche.

E’ questa l’Italia vera, contraddittoria, non semplice e che quindi sta stretta in ogni narrazione di parte e partito. Talmente contraddittoria da essere abitata, a meno di due mesi dal voto per 13 Regioni, da un 35,9 per cento di elettori che non ha ancora deciso per chi voterà. Aspettano i candidati governatori. Un po’ per giudicarli e un po’ per pesarli. Aspettano sia il candidato “migliore” che quello che porta più soldi a casa e sul territorio. Aspettano sia quello più affidabile che quello più conveniente. Infatti l’Italia elettorale vera è impasto inestricabile, miscela fusa insieme di speranza di cambiare e fede nella clientela. Speranza e fede nello stesso elettore tipo, con rare, rarissima traccia di carità.