Vieta il presidio No Tav. Rifondazione caccia il sindaco di Giaglione

Pubblicato il 18 Aprile 2012 - 12:53| Aggiornato il 19 Aprile 2012 OLTRE 6 MESI FA

Giaglione il giorno degli espropri (LaPresse)

TORINO – E’ stato cacciato da Rifondazione Comunista perché tra la legge e i no tav ha scelto la legge e nell’andarsene ha sbattuto la porta, con una lettera indirizzata al segretario Paolo Ferrero. Non si è invece dimesso dall’incarico di sindaco di Giaglione (Torino), uno dei paesi suo malgrado coinvolti nella vicenda Tav.  Enzo Paini  delle 653 anime di Giaglione è il primo cittadino. E’ stato eletto da “comunista” e da comunista nel salutare con rancore Rifondazione ricorda la sua “lunga militanza nel partito”.

All’origine della disputa tra Paini e il partito c’è la questione Tav. Perché Paini sarà anche comunista ma non è un No-Tav e a far coincidere le due cose non ci sta. Così, quando i no-tav locali costruiscono una baracca abusiva per farne un presidio il sindaco ordina le verifiche di rito e chiede, in sostanza, agli occupanti di occupare altrove. Apriti cielo. Per Rifondazione “ogni ordinanza, divieto o provvedimento che possa limitare l’attività del presidio No Tav è incompatibile con l’appartenenza al partito, da sempre schierato con il movimento”.

Tradotto si chiede a un primo cittadino di sospendere l’applicazione della legge per favorire i no tav. Cosa che Paini non fa meritandosi un “licenziamento” dal partito. Che sia o meno giusta causa è discutibile. Certa, invece, è la rabbia del sindaco: “Mi avete lasciato solo, avete difeso i violenti, la parte che non c’entra nulla con il movimento No Tav. Posso solo augurarti – scrive il sindaco a Ferrero –  che un giorno tu abbia vergogna” delle motivazioni che ti hanno “portato a questa sconsiderata scelta”.