Nomine pubbliche: un supercomitato fermerà l’invasione dei trombati nei cda?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Giugno 2013 12:57 | Ultimo aggiornamento: 20 Giugno 2013 12:58
Nomine pubbliche: un supercomitato fermerà l’invasione dei trombati nei cda? (LaPresse)

Nomine pubbliche: un supercomitato fermerà l’invasione dei trombati nei cda? (LaPresse)

ROMA – Ci sono 190 posti da assegnare ai vertici delle più importanti aziende pubbliche (Finmeccanica, Enel, Eni, Poste, Rai, Fs, Cdp, Sogei, Anas, Enav) e ci sono da decidere i criteri con i quali fare quest’ondata di nomine.

La politica si dibatte su questo tema non secondario e l’ipotesi più probabile è che se ne uscirà con un super-comitato che dovrà sorvegliare sul processo di selezione dei futuri presidenti e consiglieri delle aziende partecipate dallo Stato.

Una classica soluzione all’italiana, si delega a una commissione-comitato la soluzione di un problema che non si vuole risolvere. Già, ma chi nominerà i componenti del super-comitato, e con che metro?

Intanto la maggioranza (Pd, Pdl, Scelta civica) non ha trovato un accordo. Motivo dei dissidi il tetto massimo (di tre) al numero di mandati dei nominati e l’ineleggibilità dei politici, come spiega Sergio Rizzo sul Corriere della Sera:

“La ragione è l’esito delle trattative, cui hanno partecipato anche i capigruppo del Pd, Luigi Zanda, e del Pdl, Renato Schifani, che hanno portato a significative amputazioni della versione iniziale. Per esempio l’eliminazione dei limiti anagrafici per gli amministratori e del tetto massimo al numero di mandati. Un tetto qualificante, quest’ultimo, che Linda Lanzillotta e i parlamentari di Scelta civica avevano chiesto di ripristinare, fissandolo a tre, insieme all’inasprimento dell’ineleggibilità dei politici, che avrebbero voluto estendere non solo a quelli in carica, ma pure a coloro che fossero cessati dall’incarico da meno di un anno. Obiettivo dichiarato, favorire il ricambio ai vertici delle aziende di Stato e impedire l’invasione dei trombati nei consigli di amministrazione di prossima nomina. Immaginiamo che paletti come quello dei tre mandati siano stati giudicati indigeribili ai vertici di molte aziende pubbliche. Tanto per fare un esempio, il prossimo anno sarebbe stata impossibile la riconferma di Fulvio Conti all’Enel, o di Massimo Sarmi alle Poste. Ma gli emendamenti sono stati bocciati e la mozione è passata nella versione più edulcorata”.

In quella versione è contenuto “l’invito” a formare un “comitato di garanzia” costituito da persone “di riconosciuta indipendenza e comprovata competenza” che dovranno valutare procedure e criteri delle nomine. Ma fra i criteri da tenere in considerazione ci sarebbe l’ineleggibilità per chi è stato rinviato a giudizio o ha riportato condanne per reati gravi, contro la pubblica amministrazione, reati tributari o di bancarotta fraudolenta. Chi ha subito una condanna o ha patteggiato decadrebbe automaticamente dall’incarico, ma, ricorda Rizzo, sarebbe un

“Passaggio delicatissimo, ricordando che l’attuale amministratore delegato dell’Eni Scaroni ha patteggiato 17 anni fa, da vicepresidente della Techint, una pena a un anno e quattro mesi per le tangenti Enel”.

“Va detto che se fossero passati gli emendamenti di Scelta civica, davanti ai quali il blocco Pd-Pdl ha fatto muro riuscendo paradossalmente a ottenere anche il consenso del Movimento 5 Stelle, ricadute non trascurabili avrebbe potuto investire anche la Finmeccanica. Sempre che nel proprio decreto, naturalmente, il governo li avesse accolti alla lettera. Nel cda siede infatti l’ex presidente leghista della Provincia di Varese Dario Galli, da poco commissario prefettizio dell’ente. La sua presenza sarebbe stata ancora compatibile? In caso contrario, va da sé che il consiglio della Finmeccanica sarebbe automaticamente decaduto, rendendo inevitabile il rinnovo completo degli organi, ipotesi su cui la politica continua a essere divisa. Primo fra tutti, il Pd”.

Il dilemma Finmeccanica è su una strategia che punti a rinnovare tutto, spostando il core-business del colosso sulle attività civili, oppure su un sostanziale mantenimento dello status quo. In quest’ultima direzione andrebbe la scelta di chiudere la pratica limitandosi ad affiancare un presidente autorevole all’amministratore delegato Alessandro Pansa. Tutto entro il 4 luglio, scadenza per la nomina dei due posti vacanti in consiglio di competenza del Ministero del Tesoro. Due le figure in lizza: l’ex capo della polizia ed ex sottosegretario a palazzo Chigi Gianni De Gennaro e l’attuale capo di Ansaldo Energia, Giuseppe Zampini.