Nucleare/ Il Pd con Finocchiaro e Della Seta accusa il governo di propaganda ideologica: ”Scelta sbagliata e obsoleta”

Pubblicato il 13 maggio 2009 13:55 | Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2009 13:56

Roberto Della Seta, capogruppo Pd nella commissione Ambiente del Senato, ha criticato la sostanza dei due articoli del disegno di legge sullo sviluppo che riaprono al nucleare in Italia approvati dall’aula di Palazzo Madama, a quanto riferisce l’Agi.

«I siti delle nuove centrali verranno scelti dalle imprese e potranno essere localizzati anche contro il parere della Regione che dovrà ospitarli», ha sottolineato in una nota. Inoltre, ha aggiunto, «gli impianti saranno equiparati a installazioni militari e le informazioni sul loro funzionamento saranno inaccessibili ai cittadini: ecco il nucleare di Berlusconi e Scajola».

Questo provvedimento, ha sottolineato, «era già vecchio quando il governo l’ha presentato quasi un anno fa, ora è addirittura decrepito. Mentre tutti i Paesi industrializzati vanno verso l’innovazione e le fonti rinnovabili, per Berlusconi e Scajola i problemi energetici dell’Italia si risolvono ricominciando a produrre energia nucleare tra 20 anni. Pura propaganda ideologica, aggravata dal fatto che i siti nucleari verranno scelti liberamente dalle imprese che li realizzeranno».

Il ddl, ha insistito, «nel nome del nucleare ignora del tutto i veri nodi da sciogliere per dare all’Italia una politica energetica rinnovata ed efficace: come incentivare l’efficienza energetica, come colmare il gap rispetto ai grandi Paesi europei sulle nuove rinnovabili, come spingere la ricerca sulle nuove tecnologie energetiche dal sequestro di CO2 all’idrogeno».

Dal canto suo Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato ha dichiarato che «la maggioranza ha votato oggi al Senato una delega ampia al governo sul ritorno del nostro Paese all’energia nucleare. Si tratta di una scelta sbagliata e obsoleta, fatta senza approfondire il tema come sarebbe stato necessario. Si tratta, soprattutto, di un ritorno al passato. Una scelta anti-economica, operata mentre tutti i grandi paesi, gli Stati Uniti di Obama in primis, puntano sulle energie rinnovabili e sull’innovazione».

«Il nostro no non è stato ideologico o preconcetto – ha sottolineato la Finocchiaro – É stato un no ad una visione miope, che non configura una soluzione energetica per il nostro Paese, che prevede un ingente investimento su tecnologie che altri stanno dismettendo, che non rappresenta una soluzione neanche per i nostri impegni contro i cambiamenti climatici. É stato un no anche alle procedure utilizzate, che sono ormai paradossali quanto consuete per questo governo: la maggioranza vota una delega ampissima all’Esecutivo, i provvedimenti attuativi passeranno dal Parlamento solo per dei pareri e infine gli enti locali e le Regioni avranno pochissima o nulla voce in capitolo».