Numero identificativo per forze dell’ordine, proposta di legge in Commissione

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 1 Novembre 2019 13:09 | Ultimo aggiornamento: 1 Novembre 2019 13:09
Numero identificativo per forze dell'ordine impegnati alla manifestazione, proposta di legge in Commissione

Numero identificativo per forze dell’ordine (Foto d’archivip Ansa)

ROMA – Torna a far discutere la proposta di legge sul numero identificativo per poliziotti, carabinieri e finanzieri impegnati nei servizi di ordine pubblico. Gli agenti dovranno avere un codice identificativo sul casco e sulla divisa e una bodycam personale “per l’eventuale ripresa di quanto avviene in situazione di criticità”. La proposta di legge presentata a gennaio dalla deputata del Pd Giuditta Pini, ma solo ora assegnata in Commissione come da prassi e non ancora calendarizzata, torna a dividere la politica che dal G8 di Genova del 2001 non riesce a trovare il necessario compromesso tra la tutela di chi con il proprio lavoro garantisce a tutti il diritto di manifestare e l’altrettanto sacrosanta esigenza di identificare gli appartenenti alle forze dell’ordine che in piazza si pongono al di fuori delle norme.

Ed infatti come la notizia diventa pubblica, LeU con Nicola Fratoianni parla di “norma di civiltà”, Pd e M5s tacciono e il centrodestra annuncia “barricate” accusando i Dem, con l’ex viceministro all’Interno Nicola Molteni, di voler “schedare” le forze di polizia. Proposta respinta al mittente anche dai sindacati di polizia, secondo i quali “l’identificativo è un assist per i violenti”. L’unico scopo – dicono il sindacato dei funzionari di Polizia, l’Anfp, e il Siap – è indebolire se non addirittura paralizzare l’azione durante le fasi più delicate e sensibili dei servizi”.

Ma non solo: la contrarietà al codice è data anche dal fatto che, “con una serie di denunce strumentali, avremmo sotto ricatto i poliziotti che scendono in piazza, esponendoli in caso di denunce alla loro completa identificazione”. C’è poi un altro aspetto che preoccupa. “c’è ancora una parte politica – afferma Felice Romano, del Siulp – che pensa che i disordini di piazza siano principalmente provocati da coloro che rappresentano lo Stato. E sinceramente speravamo di non dover più rivivere il clima di sospetto e di ‘dagli agli untori’ già sperimentato in passato”.

Ma anche se la proposta non arriverà mai in Aula, il problema di trovare il compromesso tra le due esigenze resta. Lo sa bene anche il capo della Polizia Franco Gabrielli che già diverse volte ha detto la sua sulla materia, l’ultima a dicembre scorso in occasione del raduno dell’Fsp, uno dei sindacati di Polizia.

Chi indossa una divisa e sbaglia, spiegò, sbaglia due volte, perché tradisce la fiducia dei cittadini e il giuramento che ha prestato. E dunque deve essere punito severamente. Gabrielli, tra l’altro, non ha mai escluso a priori la possibilità che vi fosse un codice identificativo per le forze di polizia, propendendo però per un numero di reparto e non individuale.

“Nell’attuale nostro sistema, che peraltro ha profili ad esempio di responsabilità civile, che non sempre si consuma e si misura nella immediatezza dei fatti ma può riprodursi a distanza di tempo – spiegò – esporrebbe i nostri operatori a cose che credo in qualche modo non garantirebbero anche la loro sicurezza”.

Molto meno divisiva è invece la proposta per dotare le forze di polizia di bodycam che, tra l’altro, erano state richieste già negli anni passati dagli stessi sindacati e che sono già state sperimentate dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza nel 2014 e nel 2015: prima nei reparti mobili di Roma, Milano, Torino e Napoli, con 160 telecamere totali, e poi anche per gli operatori delle volanti e delle sezioni di polizia stradale delle stesse città. Una sperimentazione che si è conclusa positivamente anche se poi non se ne è fatto nulla per una serie di rilievi sollevati dal garante della Privacy. (Fonte Ansa).