La nuova mossa di Berlusconi: cambiare reato di corruzione

Pubblicato il 14 Gennaio 2010 10:23 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2010 10:44

Silvio Berlusconi sempre a lavoro sul tema della giustizia. Dopo il processo breve, oggi al voto in Senato, il legittimo impedimento, al vaglio della Camera, il decreto blocca processi, il milleproroghe, i trasferimenti d’ufficio dei magistrati, il piano carceri, il premier starebbe pensando ad una nuova mossa.

Secondo quanto scrive Giuseppe D’Avanzo su “La Repubblica” l’idea del premier sarebbe quella di un emendamento che decreti la non punibilità della “corruzione susseguente” come corruzione in atti giudiziari. Un emendamento da inserire nei decreti milleproroghe o trasferimenti d’ufficio dei magistrati.

Secondo D’Avanzo la mossa sarebbe mirata direttamente a garantire a Berlusconi, per legge, l’assoluzione nel processo Mills entro il 17 febbraio, ovvero otto giorni prima del giorno in cui la Cassazione deciderà se confermare, cancellare o rinviare a nuovo giudizio la sentenza di condanna di David Mills.

Quello stesso 25 febbraio  in cui, secondo quanto scrive D’Avanzo, la stessa Corte dovrà decidere se il reato a carico di Silvio Berlusconi sia un reato di corruzione “semplice” o di corruzione “in atti giudiziari”.

Il punto, spiega il giornalista di Repubblica, è che la Corte d’Appello di Milano, che ha condannato Mills a 4 anni e sei mesi di carcere, ha stabilito che il prezzo della falsa testimonianza fu pagato dal corruttore dopo e non prima della sua testimonianza. Si chiama “corruzione susseguente”. Il quesito, che il 25 febbraio deve trovare la risposta delle Sezioni Unite, è se la “corruzione susseguente” può integrare il reato di “corruzione in atti giudiziari” o soltanto la “corruzione semplice”.

Se la Cassazione dovesse decidere che è “semplice”, per Berlusconi l’eventuale reato sarebbe già prescritto. Se la Cassazione, al contrario, stabilisse che è “in atti giudiziari”, la prescrizione cadrebbe soltanto a metà del 2012.

La mossa che, secondo D’Avanzo, è al vaglio del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che la propose già in novembre come emendamento al processo breve, punta proprio a prevedere la non punibilità del reato di corruzione “susseguente” in atti giudiziari.