Nuovo Senato: potevano essere Fiorito, Minetti… Top 11

Pubblicato il 9 Settembre 2015 14:55 | Ultimo aggiornamento: 9 Settembre 2015 15:10

ROMA – Negli ultimi anni i consigli regionali hanno collezionato un palmares di scandali e inquisiti che dai vertici (Formigoni, Cota, De Luca) fin giù per li rami arrivava ai vari Fiorito, Minetti, il Trota Bossi, BarracciuPaita ecc… Il nuovo Senato che si approssima – una volta sedata la rissa in famiglia tra Renzi e minoranza Pd – attingerà i suoi rappresentanti proprio da quel bacino politico che ha illustrato la nazione con le spese pazze con i rimborsi pubblici per l’attività politica, il coinvolgimento in casi che hanno guadagnato le prime pagine dei giornali, le firme false per essere eletti.

Una galleria di personaggi che, per la circostanza di essere diventati nel frattempo impresentabili, ci è proposta dal Fatto Quotidiano nel senso di scampato pericolo. La riforma renziana come si sa prevede un Senato delle Regioni composto da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 personalità scelte dal Presidente della Repubblica.

“Il Senato dei nominati avrà facce come queste” recita il titolo del pezzo di Ferruccio Sansa sul Fatto alludendo alla fine dell’elettività del Senato e dell’imbarcata conseguente di politici nominati dalle segreterie.

Ci permettiamo di non distinguere troppo tra eletti e nominati, ferme restando le perplessità sulla classe dirigente espressa a livello locale. Alessandro Barbera su La Stampa ci ricorda infatti anche le magagne forse inevitabili di un’elezione diretta dei nuovi senatori.

La prima è la soluzione Fiorito: nominare i consiglieri regionali più votati. C’è la variante «confondi l’elettore»: chi vota un consigliere può candidarlo anche alla Camera alta. Altri, memori dei successi del federalismo, vorrebbero lasciare decidere da sé alle Regioni. E infine c’è la strada «rinvia il problema»: cancellare dalla riforma la previsione su come eleggere i senatori, rimandando ad una legge ordinaria. (Alessandro Barbera, La Stampa).