Nuovo Senato: “Le Regioni si faranno da sole le manovre e Camera impotente”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Luglio 2014 9:46 | Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2014 9:54
Nuovo Senato: "Le Regioni si faranno da sole le manovre e Camera impotente"

Nuovo Senato: “Le Regioni si faranno da sole le manovre e Camera impotente”

ROMA – Nuovo Senato: “Le Regioni si faranno da sole le manovre e Camera impotente”. Immaginiamo il nuovo Parlamento, quello che con la riforma faticosamente raggiunta assegna il potere legislativo a una sola Camera e qualche funzione a un Senato di non eletti, scelti tra consiglieri regionali e sindaci, immaginiamolo dunque mentre si appresta a votare la legge finanziaria. I deputati alla Camera approvano a maggioranza semplice, per dire, un taglio della spesa che limita i trasferimenti agli enti locali (per esempio sulle società partecipate e fuori controllo).

Ci sono i numeri, con celerità il provvedimento è legge? No, perché nel frattempo, il Senato, grazie all’articolo 8 della Riforma (quello che disciplina le sue funzioni), fa una proposta di modifica della legge di bilancio in senso palesemente contrario per inibire il taglio alla spesa: i senatori approvano la proposta a maggioranza assoluta (d’obbligo), perché l’argomento supera gli steccati politici e il rischio tagli è una minaccia per tutti i governatori. La Camera , a questo punto, può respingere la proposta di modifica del Senato: solo che anche ai deputati adesso serve una maggioranza assoluta. Ma in questa sede quella trasversalità degli interessi regionali non fa più premio sulle indicazioni dei partiti, una maggioranza assoluta non si trova. La proposta del Senato modifica la legge di bilancio.

E’ questo uno scenario plausibile degli effetti della Riforma del Senato: in base ai nuovi poteri del Senato è facile immaginare larghe coalizioni tra Governatori che più che all’appartenenza politica risponderanno secondo propri bisogni di cassa e di consenso. È più facile che si formino maggioranze assolute tra rappresentanti delle Regioni che hanno interessi di cassa convergenti piuttosto che tra deputati più legati a logiche di partito e alla fine condizionati anche dalla loro “base” territoriale.

Per cui, anche un senatore vicino a Matteo Renzi come il Pd Giorgio Tonini può affermare la sua contrarietà all’articolo 8, che in definitiva promuove al Senato delle “coalizioni di spesa”: “Il rischio è reale sia in termini di potere politico che si affida alle Regioni, che già sono fortemente coalizzate, sia per la spesa pubblica”. Gaetano Quagliariello di Ncd studia le contromosse (una commissione di conciliazione in caso di dissidio fra le due Camere su questioni di bilancio) mentre indica la posta in gioco nella gestione delle finanze pubbliche: “Il rischio vero è che le Regioni si autoassegneranno la spesa pubblica e che la Camera avrà ben poca forza per opporsi visto che per respingere le proposte del nuovo Senato sarà necessaria la maggioranza assoluta. Propongo, invece, che sia sufficiente la maggioranza semplice per respingere i testi del nuovo Senato”.