“Occupiamo l’Emilia”, il documentario che racconta l’avanzata leghista nella regione “rossa”

Pubblicato il 2 Settembre 2010 9:29 | Ultimo aggiornamento: 2 Settembre 2010 9:29

La Lega va alla conquista della “rossa” Emilia. Col passare degli anni l’avanzata del Carroccio appare sempre più inarrestabile amche nella storica roccaforte della sinistra italiana e tre giornalisti modenesi hanno deciso di raccontare il fenomeno con un documentario, intitolato appunto “Occupiamo l’Emilia”. Il titolo prende spunto da una frase utilizzata da Tremonti durante un comizio a Pecorara (Piacenza): i militanti invocavano la secessione dalla regione e il passaggio alla Lombardia e il ministro rispose invece di occupare appunto l’Emilia.

Il documentario è stato realizzato da Stefano Aurighi, Davide Lombardi e Paolo Tomassone. Una frase contenuta nell’opera, è emblematica del cambio di rotta tra i lavoratori emiliani: ”Sono sempre stato di sinistra, come penso la maggior parte degli operai, ma adesso non esiste più, per questo mi sono avvicinato alla Lega. Che in fondo cosa chiede: rispetto delle regole e legalità”.

Gli autori sono tutti lontani politicamente dalla Lega ma curiosi di capirne di più, hanno girato il film a loro spese (1.500 euro con l’ aiuto dello studio Slow Motion e del centro della sinistra cattolica Ferrari di Modena) con un viaggio da Piacenza a Rimini e anche una puntata a Pontida, il 20 giugno. Il documentario, di 80 minuti, è stato presentato in anteprima a Modena e gli autori sono in contatto con alcuni editori per distribuirlo in dvd. La tesi implicita nell’inchiesta è che in Emilia-Romagna la Lega ormai è sul territorio e c’è una sorta di continuità tra vecchio Pci e Carroccio.

”A Reggio Emilia tutti abbiamo parenti di sinistra e veniamo da un mondo di sinistra. La Lega, infatti, non è di destra”, ha spiegato uno degli intervistati. ”Una volta il Pci prendeva i voti al nord mentre al sud vinceva sempre la Dc – ha ribadito una militante – Anche allora dicevamo: bisognerebbe costruire un muro da Firenze in giù”. Anche un sindacalista ha sottolineato: ”In fabbrica si rivolgono alla Fiom, ma fuori votano Lega”.